Il mercato immobiliare dopo gli ultimi 6 anni di rallentamenti oggi è quasi fermo, si costruisce poco e nella maggior parte dei casi solo per non tenere i capitali a rendita zero. Purtroppo i rendimenti dei titoli di Stato non sono appetibili, altre forme di investimento sono considerate rischiose, per cui chi ha i capitali costruisce anche sapendo che per vendere poi non sarà facilissimo. A complicare la situazione già fragile del settore immobiliare, sono state appunto le tasse sugli immobili, l'IMU prima e la TASI dopo, ma sempre di un deterrente per il settore si tratta.

Il settore immobiliare quindi paga il tributo più pesante della crisi, il valore degli immobili è sceso molto variabilmente alla città e zona, ma tendenzialmente si va da una perdita del 10/15% ad un 30/40% e questo è un'altro dei motivi per cui non si vendono le nuove case. Il cosiddetto mattone non rende più come negli anni speculativi del passato, per cui la gente non compra più immobili tanto meno seconde o terze case. Aver tassato la casa in un momento di crisi è stato come aver ammazzato il settore.

Un'altro fattore di stress per gli immobili sono le case sfitte, specie nelle città dove si concentrano i centri universitari. Registriamo infatti un forte calo della richiesta di case in affitto da parte degli studenti, le stesse università hanno un calo di iscrizioni con percentuali importanti, per cui tutto il flusso di soldi studentesco che in molte città era una entrata importante, si è ridotto moltissimo.

Mentre prima era il volano che faceva lievitare i prezzi degli affitti, ora con la scarsità di studenti è aumentata a dismisura l'offerta, per cui i prezzi si stanno abbassando, questo conferma la scarsa rendita dell'immobile che diventa sempre meno appetibile.

Non ci sono molte soluzioni per il settore immobiliare, ma eliminare ogni tassa che grava sul settore è doveroso, l'immobile non dovrebbe essere tassato se non nella parte eccedente il valore che acquisisce dopo l'acquisto o, valore di fine costruzione, dato che comprare una casa vuol dire anche pagarla e già questo fatto implica il pagamento di varie tasse.

Quindi se si compra una casa oggi del valore di 100, si dovrebbe pagare semmai una tassa tra un anno sul nuovo valore dell'immobile, se diventerà 110 il suo valore, si dovrebbe pagare la tassa sui 10 che ha acquisito in un anno e non sul valore dell'intero immobile.

Il valore originario dell'immobile non dovrebbe essere tassato perché potremmo considerarlo il capitale, mentre il valore che acquisisce nel tempo l'eventuale rendita, anche se non è del tutto corretto in questi termini, messa così però potrebbe dare un po' di respiro e far venire anche voglia di comprarla una nuova casa, magari creando sviluppo ed occupazione.

Il settore edile in Italia è stato uno dei motori economici del Paese, ora o si cambia motore oppure bisogna riparalo, perché è rotto.

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