Era il 20 febbraio del 1958 quando fu promulgata la cosiddetta legge Merlin (pubblicata nella gazzetta ufficiale n. 55 del 4 marzo 1958). Legge che prende il suo nome proprio dalla senatrice che combattette per essa, la socialista Lina Merlin. Sono passati 55 anni ed ancora nel nostro Paese la prostituzione è regolamentata secondo questa legge che, riassunta in breve, dichiara fuori legge le "case chiuse" e permette la prostituzione nelle strade poiché, con questa legge, non è illegale vendere il proprio corpo ma è reato l'induzione alla prostituzione e lo sfruttamento del corpo altrui anche se in ambiente legalizzato.


Questo tipo di modello per combattere la prostituzione è chiamato di tipo abolizionista che considera la prostituzione come una attività non lecita e che non può essere oggetto di una normale attività commerciale, ma che al tempo stesso come scritto sopra, non può essere punita legalmente. Da quando è stata introdotta questa legge in Italia è esploso il fenomeno della prostituzione nelle strade, che ha portato al degrado di alcune zone diventate a luci rosse e che ha tolto non poca serenità alle molte persone che sono costrette a vedere file di ragazze prostituirsi fin dalle prime ore della sera.

Dati poco attendibili visto l'entità illegale del fenomeno parlano comunque di circa 90.000 prostitute nel nostro Paese con circa 5 milioni di clienti per un giro d'affari di 5 miliardi di euro. Per non parlare poi delle centinaia di migliaia di italiani che ogni anno invadono alcuni tra i più grandi bordelli europei che spesso sono costruiti strategicamente al confine con l'Italia cosi come avviene in Svizzera nel piccolo Canton Ticino. Per non parlare dei siti internet degli Fkk Tedeschi che ormai sono tradotti interamente in italiano.

Questi Paesi che hanno fatto della prostituzione una professione regolamentata dallo Stato incassano annualmente cifre pazzesche che si aggirano tra i 15 e i 25 miliardi di euro. Per non parlare poi dei benefici che ci sono nell'avere le "strade pulite". In Italia ogni anno si rinuncia al potenziale gettito fiscale che potrebbe derivare dalla regolamentazione di questo settore e in tempi come questi in cui l'Iva e le tasse aumentano l'abrogazione della Merlin mi sembra la cosa più giusta.

Per non parlare poi di tutta la parte in nero e criminale a cui una legalizzazione del settore potrebbe portare. D'altronde a mio avviso basta guardare alla Spagna che è così vicina a noi per cultura ed abitudini per capire che la via della legalizzazione potrebbe essere veramente quella giusta.

Sono infatti 14.000 le case chiuse presenti in Spagna, un business colossale da 15 miliardi di euro annui. Penso che nel 2014 sia giunto il momento di occuparsi di questo tema che riguarda il 65% degli italiani che ogni anno ne usufruiscono e di indirizzarlo verso le vie legali che permettano finalmente di porre fine al degrado e alle condizioni orribili in cui versano sia le prostitute che le strade italiane. Combattere il problema dello sfruttamento sessuale e di induzione alla prostituzione sembra però legato principalmente non al modello di regolamentazione del settore quanto invece al tipo di sanzioni e di provvedimenti che vengono adottati singolarmente da ciascun Paese e da quanto ciascun Paese sia attivo per rimediare ad un fenomeno antichissimo ma che ancora oggi è cosi diffuso.