Oggigiorno basta accedere a qualsiasi mezzo di comunicazione per rendersi conto di quanto sia evidente e drammatica la situazione di milioni di cittadini italiani che si ritrovano a combattere quotidianamente con una società che chiede ma che non dà. Il tasso di disoccupazione è cresciuto a dismisura e ciò comporta delle conseguenze enormi su aspetti economici e sociali dell'intera nazione. E' ovvio che se il cittadino non ha i soldi per i bisogni primari non potrà mai entrare in una larga fascia di negozi e comperare "cose e oggetti" non fondamentali.

Ormai siamo abituati, è diventato quasi un procedimento mentale automatizzato, a scindere ciò che "ci serve" da "quello che vorremo avere" e tale distinzione comporta un grave danno per i commercianti e ulteriore formazione di disoccupati.

Questa forte crisi ha scatenato una sorta di "catena distruttiva" che genera individui, nonchè anelli della catena, economicamente deboli non in grado di sostenere un normale andamento economico di mercato.

In parole più semplici se non guadagni non spendi! La situazione è ancora più critica se si guarda l'individuo dal punto di vista sociale: il lavoro implica la possibilità di formare una famiglia, il ché significa acquistare, o quanto meno affittare, un'abitazione e renderla quanto meno vivibile, "Sposarsi, lusso per pochi eletti, a meno che non ci si accontenti di un "si" in Chiesa, e anche questo ha la sua spesa..., per poi arrivare alla cosa più difficile di tutte, che in realtà è la più naturale, avere un figlio e chissà cosa accade se è più di uno!

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Dopodicché è ovvio che bisogna sostenere tutto questo economicamente se si è riusciti a crearlo, e già sarebbe un grande traguardo, ma come farlo senza lavoro?

Ed è proprio qui che scattano dinamiche psichiche che portano un persona a gesti estremi o a comportamenti psicotici che sfociano in drammi sociali che sono eventi protagonisti della cronaca quotidiana. Ma a questo punto bisogna chiedersi come mai si è arrivato a tanto?

Come mai i giovani di oggi, definiti bamboccioni, non riescono a diventare adulti? Perchè "il posto di lavoro" è diventato un lusso? La precarietà lavorativa è una conseguenza della crisi o è la radice della stessa? Contratti di lavoro settimanali o addirittura giornalieri, agenzie del lavoro che contando sulla disponibilità dei tanti disoccupati trattano i lavoratori come pedine, robot de-personalizzati, calpestando la loro dignità di esseri umani, di individui.

Non so come si è potuto arrivare a tanto, sembra che le lotte per i diritti dei lavoratori e le sottoscrizioni dei sindacati con le aziende non ci siano mai state. E' davvero difficile oggi "farsi una vita" normale, ove per normalità si intende nel pieno rispetto della dignità umana, e far sì che un padre o una madre non debbano correre dinanzi una gelateria sperando che i rispettivi figli non chiedano il gelato perchè non hanno i soldi per comprarlo, o che un giovane non sia in grado di costruirsi un futuro perchè intrappolato in un arido deserto aspettando, ormai invano, di trovare un'oasi sempre più lontana.

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