In questi giorni, molto si sta scrivendo sull'omicidio di Giacomo Matteotti, il segretario socialista, ucciso il 10 giugno 1924, agli albori della dittatura fascista, dopo un famoso discorso sui brogli elettorali del 6 aprile e sulle intimidazioni squadriste.

Non voglio ripetere ciò che altri hanno scritto, ma vorrei soffermarmi sulle indagini che Matteotti fece sugli accordi di alcuni dirigenti vicini a Mussolini, fra cui il fratello Arnaldo, con la Sinclair Oil, una società petrolifera statunitense, con la quale il governo italiano si impegnava a concedere -in cambio di ricche mazzette- il monopolio per la ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi italiani a delle condizioni molto vantaggiose.

Ormai sembra assodato che il motivo principale dell'omicidio Matteotti sia questa inchiesta e la determinazione del coraggioso statista di voler presentare la documentazione al Parlamento, per denunziare il grado di corruzione presente, ai danni degli interessi italiani.

La borsa di Matteotti, in effetti, non fu mai trovata, furono arrestati gli esecutori materiali dell'omicidio, ma mai i mandanti politici.

Voi direte: "Eravamo al tempo del fascismo. Hanno nascosto tutto. Ormai siamo in democrazia …"

Anche il 27 ottobre del 1962 eravamo in democrazia. Avevamo il fascismo alle spalle. Eppure, Enrico Mattei (il re del petrolio italiano, reo di aver stipulato degli accordi petroliferi con importanti fornitori, senza il consenso delle sette sorelle americane e a condizioni più vantaggiose per i residenti) è stato fatto saltare in aria nel suo aereo sabotato e la sua pratica (negli anni d'oro della nostra democrazia!) venne insabbiata, manipolata, depistata.

L'unico ad essere arrestato è stato un povero contadino, che prima aveva dichiarato cosa aveva visto e poi (chissà come mai) ritrattò la versione dei fatti. Dei mandanti politici e finanziari neppure l'ombra.

Guarda caso, però, ci ritroviamo ancora una volta di fronte a delle società americane, che -in nome del loro petrolio e dei loro interessi- per puro caso, hanno avuto la fortuna di avere qualche amico nostrano che accidentalmente ha ammazzato chi osava mettere i bastoni tra le ruote.

E che dire (e mi fermo qui) delle recenti stragi (da Palermo a Firenze, a Roma), dove sono stati arrestati alcuni mafiosi, capi ed esecutori, ma si fa di tutto per non superare certi limiti, al fine di non far perdere l'amata libertà a persone perbene. Qui il petrolio forse c'entra poco ma la conclusione giudiziaria è la stessa.

La corruzione degli anni '20 e quella di oggi eticamente è la stessa e pone gli stessi problemi ed è similmente deleteria e pericolosa per la democrazia, per la legalità e per i diritti civili della povera gente, che continua a subire e a volte diviene complice ottusa e rassegnata del suo stesso malessere.

Sapremo mai uscire da questa incresciosa realtà?

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