Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo, i cinesi che entro il 2020 viaggeranno come turisti all'estero saranno la bellezza di cento milioni. Andiamo a vedere come l'Italia si prepara, o meglio, non si prepara, a sfruttare almeno questa occasione per far fruttare tutti i tesori paesaggistici, culturali e monumentali presenti sul territorio. Il turismo in Italia dovrebbe essere, come lo è per altri stati con molte meno attrattive da proporre, una parte considerevole del PIL nazionale. Purtroppo ancora ad oggi, nonostante il trend positivo dell'ultimo anno, a livello di introiti, la qualità dei servizi offerti è davvero scarsa.

Basta vedere la classifica del World Economic Forum al riguardo per trovarci al 26° posto a livello mondiale ed al 17° a livello europeo. Sono dati davvero da far rabbrividire, considerando le bellezze del nostro paese. Non mi voglio dilungare in un'analisi sull'incapacità di chi è addetto a queste politiche, tanto non servirebbe a nulla. Più che altro è interessante vedere come vengono trattati i turisti cinesi e non, in Italia, per renderci conto di quanti soldi stiamo buttando al vento e di quanti ne butteremo. Non è raro, anzi proprio a Roma, la capitale, è molto facile trovare al di fuori, o al di dentro, addirittura come guide, dei bagarini di ogni razza, che si adoperano, dietro compenso, per far saltare la fila, o per altre furberie del genere, che in tutti gli altri Paesi europei, e non, risultano inconcepibili.

Rispetto, come accennavo giusto poco sopra, ad altri Paesi non sappiamo valorizzarci, non riusciamo a proporre pacchetti all inclusive (pacchetti completi di tutto: visite ai musei, ai vari monumenti, magari comprensivi di uno sconto associato all'uso di determinati servizi di ristorazione, o alloggio). Il 2020 non è poi così lontano, ma l'Italia ancora non pensa in senso imprenditoriale, anzi sono più gli stranieri che sono costretti ad evitare molte zone turistiche perché piene di ogni tipo di degrado, che quelli almeno soddisfatti per la qualità dei servizi.