Intorno alla magrezza ruota un business gestito da miliardari che guadagnano soldi condizionando la mente delle donne. Le donne devono essere magre, anzi magrissime, devono frequentare palestre, centri estetici, avere i super tacchi, devono infilarsi abiti minuscoli, anelare alla taglia 38, essere sorridenti, truccate, forti, di successo. Magre. Con un fisico quasi deperito alimentano il commercio, il giro economico di tutto ciò che gira intorno al culto della magrezza. Poco importa se ai convegni internazionali sui disturbi alimentari emerge che buona parte delle modelle hanno un fisico anoressico, poco importa se le foto di molte di loro assomigliano in modo preoccupante alle donne dei campi di concentramento, vittime della fame e delle violenze. Anzi, perchè mai notare che esistono convegni che parlano di questi problemi? Meglio farsi tartassare dai media, dalle loro pubblicità, dai loro talk show, dalle figure quasi irreali con cui questi scelgono di gelatinare il cervello delle donne. Che si fanno intortare in barba all'intelligenza e a tutte le vittorie ottenute nel passato da chi ha combattuto per i nostri diritti e la nostra dignità. La femminilità che questa società ci impone provoca immancabilmente disturbi del comportamento alimentare, disturbi per cui la persona si rifiuta di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo indicato per rientrare nella normalità, seguendo i criteri di età e altezza. Disturbi per cui essa vuole controllare in ogni modo il peso corporeo; disturbi per cui ha il vomito autoindotto se pensa di aver mangiato troppo; disturbi per cui usano in modo praticamente ossessivo diuretici e lassativi; disturbi per cui come sempre più spesso possiamo osservare lungo viali, parchi, strade sul mare compie eccessivi sforzi fisici al fine di bruciare le calorie considerate in eccesso; disturbi per cui ha costantemente paura di acquistare peso e si sente in colpa se sgarra un pò.
La femminilità che questa società impone, a cosa porta?
Le donne devono essere magre, sorridenti, di successo e nella 38 far girare l'economia. Ma i disturbi dove li mettiamo?
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Ci sono anche altri campanelli che manifestano il malessere, come un certo disagio nel mangiare in pubblico, provare inadeguatezza nella socialità, avere il bisogno di tenere sotto controllo l'ambiente circostante, la difficoltà ad essere spontanei nei rapporti interpersonali, la rigidità mentale, la repressione esagerata dello spirito di iniziativa e dell'espressività emotiva. Per essere come questa società le vuole, come i media le pretendono attraverso i loro modelli, le donne perdono peso, devono farlo. Devono ridurre la quantità di cibo da assumere: ma la perdita di peso attraverso la diminuzione costante del cibo, finisce per diventare uno stile alimentare. Pian piano limitato a poche categorie di cibo. In queste donne, in queste persone l'autostima è dipendente dalla forma fisica e dal peso. Dimagrire o non ingrassare è una conquista e in breve per loro diventa manifestazione di autodisciplina. L'aumento di peso invece è perdita del controllo. Sconfitta. Abbassamento di autostima. A questo punto esiste un terminologia precisa da utilizzare: anoressia mentale. I casi di anoressia mentale aumentano e una buona fetta di questi sono collegati alla tartassante propaganda che impone un certo standard di bellezza femminile. Le adolescenti sono particolarmente a rischio: anche un solo, lieve disagio emotivo può renderle più condizionabili. Basti pensare che in questi ultimi dieci anni si è abbassata in maniera preoccupante l'età minima in cui si manifesta l'anoressia nervosa. Attenzione quindi.
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