Aveva comprato azioni a 62 euro che oggi valgono 0 e ieri si è tolto la vita. E' il secondo suicidio di un piccolo risparmiatore vittima dei crack bancari, dopo quello di Civitavecchia.Antonio Bedin, pensionato di 69 anni, era stato operaio e poi dirigente locale del PCI.Era malato e da tempo si lamentava della perdita dei soldi della pensione investiti nellaBanca Popolare di Vicenza: conl'ultimo aumento di capitale (fallito) e il successivo acquisto della banca da parte del Fondo Atlante, il valore di quelle azioni, che magari qualche funzionario della bancagli aveva consigliato di compare, si è letteralmente volatilizzato.

Era andato dagli avvocati per cercare di avere giustizia, ma alla fine si è arreso e si è sparato con una pistola regolarmente detenuta.

Il procuratore della Repubblica Antonino Cappelleri, che sta indagando sulla passata gestione della banca (allora guidata da Zoonin) ha dichiarato, rivolgendosi agli altri azionisti, che sta facendo di tutto per rendere le indagini spedite ed arrivare all'accertamento della verità.

Ma la verità non riporterà in tasca degli azionisti i soldi persi

Sarebbe bene che la politica si faccia carico di non scaricare sui piccoli risparmiatori, che costituiscono quel ceto medio che tiene su i consumi, la violenza della crisi economica e le conseguenze di gestioni allegre e clientelari degli istituti di credito.Se invece si continuerà a dire, come si è fatto per Banca Etruria, che chi investe in azioni ed in obbligazioni è cosciente del rischio a cui va in contro, se si continuerà e a dipingere i piccoli risparmiatori come degli speculatori che meritano di perder tutto per aver voluto troppo e a lasciarli soli, alloramettiamo in conto altri suicidi per il futuro.

Gli episodi della Banca Etruria e la Banca Popolare di Vicenza sono solo i primi di una lunga scia di fallimenti bancari, inevitabili in una crisi che morde e di cui non si vede l'uscita.Fallimenti inevitabili se non ci ribelliamo come Nazione alle assurde regole del Bail-in che l'Europa ci ha imposto, che fanno ricadere su azionisti, obbligazionisti e correntistile conseguenze dei fallimenti bancari, senza nessuna possibilità di socializzazione delle perdite.

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