A dieci giorni dal referendum che si terrà in Gran Bretagna sull'uscita del Paese dall'Unione Europea il clima politico mondiale si fa incandescente e si delinea con maggior chiarezza il vasto e transnazionale fronte del NO al Brexit. Internamente il fronte del NO è ampiamente rappresentato: sono per il NO i Conservatori del premier Cameron (con diverse e notevoli distinzioni, come l'ex sindaco di Londra Boris Johnson), ma anche i Laburisti di Jeremy Corbin.

Un buco nero tra i 20 e i 40 miliardi di sterline

Cameron, che ha già da tempo previsto sciagure indicibili in caso di Brexit, in questi giorni continua a profetizzare conseguenze apocalittiche per la Gran Bretagna in caso di uscita, come un "buco nero nelle nostre finanze tra i 20 e i 40 miliardi di sterline". Sul fronte del NO si è già schierato il mondo finanziario: la Banca d'Inghilterra sul fronte interno e, a livello internazionale le grandi agenzie di rating statunitensi con le loro previsioni di downgrade.

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Obama ha fatto addirittura un salto in Gran Bretagna per far sentire agli Inglesi il suo no alla Brexit forte e chiaro. Infine tutti i Paesi dell'Unione Europea sono contrari, specialmente la Germania; quest'ultima, dopo aver minacciato la Gran Bretagna, con il suo ministro delle finanze Schauble, di chiudere i rapporti commerciali con la UE (arma un po' spuntata ad onor del vero, visto che la Gran Bretagna nei confronti della UE è importatrice netta e quindi una stretta sul commercio danneggerebbe più la UE che non la Gran Bretagna), ora prova la strada della persuasione: questa settimana il noto settimanale tedesco Der Spiegel esce in edizione speciale con copertina in inglese (e prezzo ribassato in Gran Bretagna) per chiedere ai britannici di non lasciare l’Unione Europea.

Il fronte internazionale per il NO condizionerà il voto degli Inglesi?

Probabilmente è in considerazione di questo poderoso schieramento per il NO, il quale in questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale aprirà la sua enorme potenza di fuoco mediatica, che i bookmakers inglesi dànno la vittoria del SI solo al 30% non ostante tutti i sondaggi vedano una situazione di pareggio se non anche di prevalenza del fronte del SI su quello del NO. Perché il mondo intero (compresi i nostri politici e i nostri giornali) si affannano a deplorare l'uscita della Gran Bretagna dall'UE ipotizzando conseguenze disastrose?

Il motivo principale è che una vittoria del SI ed una uscita dalla UE della Gran Bretagna rinvigorirebbe le forze euroscettiche, già molto forti in alcune Nazioni (Polonia, Paesi Bassi e Francia), rischiando di scatenare un effetto domino che  porterebbe alla disgregazione della UE.

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Le forze in campo per il NO, infatti, hanno tutte interesse a mantenere in piedi l'Unione Europea.

Gli Stati Uniti stanno trattando con la UE per raggiungere un accordo sul TTIP, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che loro stessi hanno proposto: una deflagrazione della UE porterebbe a dover ricominciare la trattativa con tutti e 28 paesi che la formano, rimandando l'accordo alle calende greche. Inoltre gli USA hanno bisogno della UE anche per una efficace politica anti-russa, che difficilmente potrebbe essere portata avanti se gli Stati europei andassero in ordine sparso.

Le agenzie di rating svelano gli interessi dei mercati, che paradossalmente, sono opposti a quelli delle economie reali: più l'economia UE rimane bloccata (oggi è la vera e propria palla al piede per la ripresa dell'economia e dei consumi mondiali), più continueranno le politiche di allentamento monetario e più soldi confluiranno negli asset finanziari. La Germania, che ha trovato con l'Euro uno strumento per bloccare la possibilità di riequilibri delle economie europee attraverso la svalutazione e la rivalutazione delle monete, si ritroverebbe improvvisamente con un nuovo marco rivalutato rispetto alle monete degli Stati del sud Europa, compromettendo il suo export e la sua economia.