Si tratta di una produzione che proprio non piace alla stampa cattolica, ma che riscatta decenni di orrori televisivi messi in scena dalle serie italiane. Il timore era che Sorrentino facesse, anche solo per tara nazionale, un certo pronismo ecclesiastico... ma dopo le due puntate (il terzo e quarto episodio della serie) andate in onda ieri sera, ha fugato ogni dubbio. La serie è audace: abituati a Don Matteo e suor Angela ("Che dio ci aiuti..." proprio in tutti i sensi immaginabili), è un ovvio che è un pugno nello stomaco al beghinismo televisivo che vagheggia ancora "Uccelli di rovo".

Le scenografie sono superlative, con momenti che ricordano le inquadrature "dipinto" di Peter Greenway ne "I misteri del giardino di Compton House". La sceneggiatura, per chi sa ascoltare senza le orecchie turate dal cerume catto reazionario, è senza freni. Ovviamente molti giornali cattolici ne lamentano alcune superficialità, non potendo fare a meno di lodare tra le righe il lavoro complessivo: un bacio all'anello va comunque dato.

Se queste superficialità sono che l'omissione dei gay dalla chiesa eliminerebbe circa 2/3 dei prelati, forse è un'esagerazione da fiction, se questa superficialità è la questione della pedofilia, e le spesso tiepide misure adottate dalla chiesa, beh, più che una superficialità si tratta di un fatto.

Il resto è una straordinaria interpretazione di Jude Law che rende il personaggio di un Papa, orfano e quindi senza Padre e senza Madre, praticamente agnostico e ateo, e senza vocazione, qualcosa di magistrale, e magistralmente complesso.

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Diane Keaton, altra interpretazione sublime che riscatta tutte le 'suorine' che si son viste sugli schermi da che ho memoria. Con la sola eccezione di Jassica Lange alias suor Jude in American Horror Story - Asilum. E poi c'è lui Silvio Orlando che dimostra, nel caso ce ne fosse bisogno, ma ce n'è sempre bisogno, che esistono ancora in Italia attori di assoluta levatura internazionale, quando sono guidati da registi di altrettanto calibro.

Il cardinal Voiello, sembra un distillato preciso e minuzioso dell'archetipo cardinalizio stesso, qualora nel mondo platonico delle idee esista un idea di 'cardinale', con i suoi molti sotterfugi e le sue molte miserie, riesce a ispirare una simpatia perversa.

Un difetto c'è è vero: la serie a tratti sembra più un film in dieci puntate in cui ogni puntata sembra avere un tema (come nel Decalogo di Kieslowski).

Penso a concetti come l'assenza che è presenza, alla radicale critica della civiltà dell'immagine (il piatto bianco vuoto in mano a Pio XIII), alla scioccante omelia per cui Dio sgomenta, alla "moglie della guardia svizzera" che è sterile e non può avere bambini e rimane nella piazza vuota per ore a guardare in alto la finestra (vuota) del papa (la Chiesa?), fino al canguro che gira nei giardini Vaticani...

tematiche troppo forti per lo stomaco così poco avvezzo del bigotto medio. Ma definire la serie superficiale... trovate qualcosa di meglio, che so, un difetto di replica nella veste?

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