Qualche giorno fa, subito dopo l'elezione di Donald Trump, Vittorio sgarbi mette in scena una polemica, attaccando il Manifesto durante il TG3 Linea notte: "l'amore batte l'odio è guidato da una nota proletaria che si chiama Lady Gaga, la quale come Cher... come De Niro con una manifestazione pacifica: "se ti incontro ti spacco la faccia" hanno usato un linguaggio trumpista mostrando di essere simmetrici a lui".

Prosegue il critico: "400 persone che protestano, giustamente lo possono fare, ma sono un fallimento su 250 milioni di americani". Per quanto Trump abbia manifestato in maniera scorretta il suo pensiero, secondo Sgarbi, il problema è legato al pregiudizio che il popolo ha nei confronti del politico rispetto al suo linguaggio e al concetto della donna. Il critico rincara la dose sul sessismo di Fidel Castro invitando a riflettere su come quest'ultimo abbia trattato peggio di Trump la donna e definendo infine la Clinton come una "criminale".

L'intervento a Matrix

Sgarbi interviene, in collegamento video, anche durante il programma "Matrix" ed esordisce con queste battute: "Trump vi assomiglia, Trump è la parte peggiore di noi, Trump è il trionfo della libertà" e rincara la dose contro la Clinton chiedendosi come possa dichiararsi importatrice di democrazia una donna che ordina di lanciare bombe definendola "criminale di guerra". Non c'è bisogno di bombe per affermare la democrazia, sostiene Sgarbi, e continua a sostenere Trump dicendo che attraverso di lui "ci siamo liberati" perché possiamo finalmente parlare di donne: "perché non possiamo dire che ci piace una ragazza altrimenti facciamo stalking?"..."è lo stalker per tutti noi Trump!" e infine diverte tutto il pubblico in studio con la frase finale: "attaccati al Trump!" Trump è mentalmente instabile; Trump è tutti noi.

Il politico come riflesso del cittadino medio

Ho come l'impressione che questa rabbia verso Trump non sia che il riflesso di una rabbia che in realtà nutriamo verso una parte di noi stessi.

Una parte "ombra" che ci chiede di essere portata alla luce. Lo psicoanalista C.G. Jung, un secolo fa, scriveva nelle sue Lettere: "Ogni situazione politica è espressione di un parallelo problema psichico presente in milioni di individui. [...] le forze distruttive sono anche in noi, più esse sono inconsce e più sono pericolose". La politica come specchio della collettività è un'ipotesi che è tornata in auge: essa è un sintomo e non la causa dei nostri mali.

Il politico è lo specchio di un'incoscienza diffusa. Il cittadino medio non ha una coscienza matura per poter scegliere e cambiare, non essendoci le premesse psicologiche individuali. Non è un caso che il lessico grammaticale usato alle elezioni da Trump è pensato per arrivare a un cittadino con il linguaggio paragonabile a quello di un bambino di seconda elementare. E la società non è formata da individui?

Abbiamo affidato alle Istituzioni il controllo delle nostre vite: l'Establishment è quel tipo di potere politico che si è "instaurato" nei secoli al governo del mondo attraverso un nuovo strumento: l'economia e i media. Ma il sistema non è forse alimentato dal nostro consenso con la convinzione di averlo scelto quando invece ci è stato imposto? E' la nostra ignoranza e passività ad aver reso il mondo un grande ipermercato in cui siamo sempre più consumatori ma sempre meno liberi.

Un sistema in cui siamo guidati dai bisogni primari come alimentarsi, riprodursi, affermarsi dimenticando che oltre la nostra natura animale esiste una parte di noi "pensante" che chiede di essere riconosciuta. Come ci ricorda il personaggio mascherato del film V per Vendetta: "...come è accaduto? di chi è la colpa? sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole...non c'è che guardarsi allo specchio".

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