Come ormai tutti sapete, la Consulta ha bocciato in parte l’Italicum, la legge migliore e quella che tutti i Paesi ci avrebbero copiato secondo il governo Renzi. Nella sentenza del 25 gennaio, la Consulta ha definito “incostituzionale” il ballottaggio e la possibilità per i politici pluricandidati di scegliere il collegio in cui essere eletti, mentre ha accettato il resto dell’impianto della legge: sì al premio di maggioranza per la lista che dovesse raggiungere il 40%, sì ai capilista bloccati, sì allo sbarramento al 3%.

Ma nell’epoca del tripolarismo, salvo sorprese clamorose, nessun partito o movimento sarà in grado di raggiungere la soglia per godere del premio di maggioranza. Di fatto l’Italicum è stato trasformato in un vero e proprio proporzionale.

Cosa potrebbe comportare il nuovo Italicum?

Se si andasse a votare oggi, alla Camera verosimilmente nessun partito avrebbe la maggioranza, ergo per crearne una saranno necessari accordi.

Considerando l’assoluto rifiuto del M5S (che tuttavia ci sta abituando sempre più a cambiamenti di rotta) nel volersi “alleare”, ci ritroveremmo o nell’impossibilità di fare un governo o nel ritorno alle larghissime intese, con Partito Democratico, Forza Italia e l’attuale maggioranza tutti insieme appassionatamente, con buona pace di chi già ora ha i conati di vomito nel vedere l’ex Partito Comunista fare leggi insieme ad Alfano, Verdini o Casini.

Considerata anche la legge attualmente in vigore per il Senato (il Consultellum, un proporzionale puro), non faranno difficoltà i più adulti a vedersi materializzato il periodo del Pentapartito: il PD nel ruolo della DC, M5S e Lega nel ruolo del vecchio Partito Comunista. Se non verranno fatti i dovuti correttivi (e, a mio avviso, non basterà semplicemente armonizzare le leggi di Camera e Senato), prepariamoci a vedere un presidente del consiglio e un governo diverso ogni anno, con buona pace di chi continua ad urlare (in modo errato) ai governi non eletti.

E questo è grave in un Paese come il nostro, in cui c’è la necessità di decidere. Se il combinato Italicum renziano-riforma Boschi avrebbe spinto verso l’uomo solo al comando, il sistema di fronte al quale ci troviamo oggi è quanto di più simile alla palude.

Il nuovo Italicum, un sistema che conviene a tutti

Ciò che è più preoccupante è che questo sistema paludoso farebbe contenti tutti i partiti. Il PD paradossalmente ha eliminato il rischio del ballottaggio, che lo dava sconfitto in tutti i sondaggi a favore del M5S, ed è consapevole che con una legge proporzionale avrà sempre la prima parola, essendo il primo partito, o quanto meno il primo partito disponibile ad allearsi.

Il M5S, viste le sue esperienze di governo, sarà ben contento di fare molti altri anni all’opposizione, garantendosi la sopravvivenza: sarà più facile gridare all’inciucio perenne (o gridare e basta) che raggiungere il 40%, come si è già preposto Grillo sul blog.

Forza Italia con il proporzionale potrà correre da sola ed avere ancora voce in capitolo nella formazione dei vari governi, essendo la forza più moderata tra quelle di opposizione e non nuove ad alleanze con il PD.

Per la Lega vale un po’ lo stesso discorso del M5S, oltre che la possibilità di correre da sola e far valere il proprio risultato sulle altre formazioni di centrodestra e destra. Per i “partitini” il proporzionale è manna dal cielo: come nella Prima Repubblica, sarà agevole per loro tenere sotto scacco il governo a cui saranno chiamati a far parte “perché servono voti”.

Aspettiamo le motivazioni della sentenza, ma, a quanto pare, la legge dei sindaci non può essere applicata alle elezioni politiche. Toccherebbe alla politica garantire il giusto mix di governabilità e rappresentatività, evitando la palude e oliando il sistema, anche alla luce della bocciatura della riforma costituzionale. Ma il condizionale, considerato quanto detto sopra, è quasi troppo ottimistico.

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