Ci mancava il commissario Montalbano ed anche il suo alter ego cinematografico l'attore Luca Zingaretti che in questa prima puntata - "Un covo di vipere", www.raireplay.it - sembra un Pepe Reina un pelo più maturo. La forza della fiction prodotta da Palomar e da Rai fiction sta a nostro giudizio nella lezione dell'inventore Camilleri che la spiega ai telespettatori visivi con quell'anteprima "Camilleri racconta Montalbano" dove il maestro di Porto Empedocle anticipa il sinuoso corso delle cose dell'episodio diretto da Alberto Sironi e che ha come sceneggiatori De Mola, Marini e Bruni, con le musiche di Piersanti e la fotografia di un Lecca che asseconda il prezioso scrigno della Sicilia sud-orientale.

In questo episodio Montalbano si trova schiacciato da un omicidio doppio - nelle volontà - operato sulla stessa persona. Ne bis in idem dicevano gli antichi, non considerando il "Cuore di tenebra" umano.

Un coro femminile e tragico di giovani donne ventenni - su tutte la potente Mater Matuta, Giovanna (Valentina Lodovini), vive in un rapporto di odio-amore sessuale con l'usuraio Cosimo Barletta che viene trovato morto nel suo villino dopo essere stato avvelenato e colpito con una pistola in due tempi non molto lontani. Sospettato è subito il figlio potenziale diseredato di un testamento che non si trova e che avrebbe poi dovuto essere cambiato proprio quel giorno. La posse di Montalbano si mette in azione: ma in quest'episodio l'ispettore Fazio (Peppino Marotta), il vice-commissario Mimì Augello (Cesare Bocci) ed il prode Catarella (Angelo Russo) pur in action danno la scena soprattutto alla coscienza di un Montalbano "nivuro" nell'anima e mitigato in questo sentimento negativo solo dalla presenza della "zita" interpretata da una sempre più convincente Sonia Bergamasco; che cerca anche di capire il mistero di un senza fissa dimora (Alessandro Haber).

Una Sicilia tragica negli animi che ricorda quel film di Munzi "Anime nere", con lo stesso Mazzotta. Perché "troppo laido s'è fatto lo munno".

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