Il 25/04/2017 uscirà il secondo volume de I Guardiani della Galassia, forse la più apprezzata tra le serie fuori continuity. La cronologia del fumetto non è spalmabile su una linea temporale retta. E' frastagliata, altalenante, come l'elettroencefalogramma di un infartuato. Aprendo un albo della Silver Age (69-71) ci imbattiamo in disegni di anemica perfezione e in una superflua quantità di didascalie a prova di demenza.

Mentre il Flash della seconda ora, Barry Allen, si appresta a fare irruzione, la didascalia annuncerebbe qualcosa del tipo: Flash apre la porta, deciso più che mai ad affrontare il suo arcinemico Violinista. Una narrazione macchinosa, asettica, tanto accurata da annullare il divertimento del lettore. I 90's sono un momento narrativo unico nella storia del fumetto, un decennio che, come epilogo ultimo di tante decisioni editoriali, non rispose più alla tradizione narrativa del fumetto classico.

Il paradigma Lobo e i crossover

La nascita editoriale di Superman risale al giugno del 1938 e, nel corso degli anni, i multiversi di entrambi i marchi editoriali erano andati dilatandosi a dismisura, sforando di chilometri i limiti della comprensione umana, sovrapponendo realtà parallele fino al totale disfacimento del continuum narrativo. Nacque così l'esigenza di creare serie più o meno sviluppate che si ponessero al di fuori della continuity.

Uno dei più rilevanti esempi di tale esigenza fu la comparsa di Lobo. Sicario alieno, mercenario e motociclista spaziale uscito dalla penna di Keith Giffen, autore che gravitava nell'orbita della Justice League e della Suicide Squad. L'idea originaria era di lanciare il personaggio di Lobo per farne un nuovo antagonista dell'ormai dimenticato Lanterna Verde, ma presto la creazione assunse una propria ragion d'essere.

Le storie di Lobo erano quasi senza trama, le cui uniche innovazioni erano fornite da una vastità di nemici da massacrare e di mondi da consegnare all'anarchia. Lobo ebbe un immediato successo, nelle prime due pagine un numero incalcolabile di nemici venivano brutalizzati e scagliati a brandelli nel vuoto spaziale, e così fu per tutta la serie, dall'88' al 1996, quando si scontrò, nel suo primo crossover, contro l'inglese Judge Dredd.

La somiglianza tra Lobo e Gene Simmons dei Kiss era ben più evidente di quella tra Dylan Dog e Rupert Everett. Il tratto era grossolano, i colori freddi, le tavole disordinate e l'equilibrio narrativo sintetizzato ai minimi termini. E non fu un caso se il vecchio mercenario di Czarnia si trovò ad affrontare il giudice Dredd. Dredd aveva già affrontato a più riprese sia l'alieno xenomorfo di Ridley Scott che Predator, così come successe a Batman e Supermen. Fu così che ebbe inizio la genesi del kitsch narrativo che risponde al nome di crossover.

Amalgam Comics

Amalgam comics fu un'etichetta fittizia nata dalla collaborazione tra DC Comics e Marvel. Un'evento che, data la permalosità dei fan di entrambi i brand, poté facilmente trasformarsi in sommossa popolare. La trovata commerciale durò meno di sei mesi, tra la primavera e l'estate del 1996 ma, come spesso capita nella storia dell'arte, il tempo, dopo averla cestinata, la trasformò in culto. La tradizione geometrica venne meno, come anche la credibilità delle storie, a beneficio di scontri e ibridazioni di cui più si ebbe più notizia, purtroppo o per fortuna. La fucina di collaboratori dell'Amalgam Comics produsse una serie di fusioni scarsamente omeostatiche tra eroi di tutte le epoche. Gli albi avevano titoli pacchiani e profetici al contempo che lasciavano poco spazio all'immaginazione, quali Bruce Wayne, Agents of S.H.I.E.L.D., Darkclaw, nato dall'unione tra il crociato nero e Wolwerine, Lobo the Duck, ibrido tra Lobo e il sanguinario Howard the Duck, e ancora Iron Lantern, Green Arrow Lantern. Gli anni novanta segnarono la fine di quella tradizione, il decennio in cui i lettori disconobbero l'assioma di un bene imbattibile.

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