A Pasqua in cielo volano le colombe, non le bombe. Ma Pasqua è prima di tutto una ricorrenza, un periodo significativo perché simboleggiante la redenzione. La stessa redenzione di cui avrebbe bisogno anche Trump, vista l'ostinazione che mette nel difendere territorio per territorio ogni pezzo di terra da cui possa ricavare potere finanziario. Anche all'avidità devono essere posti dei limiti. E se Trump non li vede - o fa finta di osservarli - è necessario che qualcuno glielo faccia presente. E chi meglio del dittatore coreano?

Messaggi dal Nord

Il piccolo dittatore ha fatto capire a Trump che anche lui non é disposto a cedere ad alcun compromesso.

Un'azione del genere, compiuta sotto Pasqua, pare qualcosa di più di una minaccia. Sembra piuttosto un presagio. Considerando infatti che l'opinione generale si è incentrata sempre più su questi personaggi piuttosto che sulle effettive azioni da loro poste in essere (vedi questione fondi europei), il messaggio dal Nord potrebbe essere qualcosa di puramente simbolico. Su Trump si può dire di tutto tranne che sia un debole, ma essere a capo di una superpotenza prevede inevitabili logiche di adattamento, di attesa e di costruzione del risultato. Sganciare una bomba non risolve nulla. Una guerra ancora meno. Tutti lo sanno, tutti lo dimenticano, sotto il bombardamento di frasi grosse e grasse, sotto minaccia di guerra.

E se Trump pretende di arrivare e poter fare a modo suo, Kim Yong-un ci ricorda che se tutti facessero come vogliono il risultato non porterebbe significativi vantaggi a nessuno.

Una guerra lampo non verrà mai combattuta

Questo perché ora più che mai i rapporti tra Governi seguono la logica del chi avanza soldi da chi.

Dopo l'ultima crisi economica occidentale infatti, è accaduto che la Cina, figlia di una cultura poco incentrata sul debito e maggiormente legata a lavorare per accumulare abbastanza da permettere ricambio generazionale, si fosse ritrovata a investire le proprie eccedenze in una consistente parte del debito pubblico americano.

Questo investimento - in titoli di debito come azioni e attività americane - ha reso la Cina prima creditrice degli Stati Uniti.

Il credito che vanta la Cina, eredità dell'amministrazione Obama, e la sua esigibilità, dipenderà dunque da quanto gli Stati Uniti rimarranno credibili. Perché credibilità vuol dire dover pagare meno il denaro. Ma uno Stato credibile, ora più che mai, è uno Stato che investe nel miglioramento continuo del proprio mercato interno e che fornisce l'opportunità al proprio mercato di espandersi internazionalmente. Perciò è più concreta la prospettiva di una guerra commerciale anziché una guerra effettiva; perciò Trump dovrà fare attenzione, affinché i segnali nordcoreani non diventino l'inizio della fine, esattamente come accaduto con Obama all'inizio del suo secondo mandato nel 2014, quando alla prima dimostrazione di potere da parte della Corea del Nord hanno fatto seguito una serie di blocchi da parte del Congresso su manovre di politica interna ed estera.

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