"Thirteen reasons why", il libro del 2013 di Jay Asher diventa ora una serie tv prodotta dalla starlette Selena Gomez, che in Italia esce col titolo "13". Cosa ci saremmo dovuti aspettare e cosa invece abbiamo ricevuto da questo nuovo prodotto Neflix? Le premesse erano forti, le aspettative altissime: un telefilm che parla di bullismo a scuola, di genitori assenti e ragazzi insoddisfatti. Non avrebbe potuto non far breccia nel cuore e nelle menti ancora troppo volubili e plasmabili degli adolescenti. E forse l'ha fatta, ma non nel cuore e nel raziocinio di di molti adulti.

"13", un tema forte ma mal sviluppato

"Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... ve lo prometto". Abbiamo letto la stessa cosa?

Credo proprio di sì. La storia avrebbe avuto un gran potenziale se solo fosse stata svolta meglio. A partire dalla megalomania della protagonista: siamo nel 2017 e registra su audiocassetta, una parola talmente obsoleta ai giorni nostri che il correttore automatico la segnala come errore. Ma sorvoliamo.

Chi è la protagonista di "13"

Hannah Baker, così si chiama la protagonista, è la tipica ragazza che potrebbe essere (o essere stata!) chiunque di noi al liceo, una ragazza nella media, con qualche amico contato sulle dita di una mano, carina abbastanza da finire su una lista delle qualità corporee più e meno "avvenenti" delle ragazze della scuola, ma non così tanto da essere capo cheerleader, con una famiglia che le vuole bene ma che è troppo presa dalle rate del mutuo.

Insomma, una ragazza normale. Una ragazza normale che però un po' lo è e un po' si sente vittima di bullismo, di un sistema ormai troppo assente dalle vite dei giovani, di una vita che le è diventata troppo pesante.

Il bullismo, una realtà di cui prendere atto

Peccato che la decisione della protagonista di "13" non sia quella di vendicarsi denunciando ciò che i bulli hanno fatto con lei e di lei, bensì di ricorrere al gesto estremo di togliersi la vita quasi come ripicca nei loro confronti.

O almeno questo è quello che si evince dalla costruzione della serie tv. Il bullismo è una realtà gravissima di cui bisogna prendere atto, e qui davanti a "13" lo facciamo. Lo facciamo davanti a un ragazzo che si sente in diritto di palpare il sedere alla protagonista solo perché pensa che sia una ragazza facile, davanti agli scatti rubati di una ragazza alla scoperta della propria sessualità, e soprattutto davanti ad eventi gravissimi come lo stupro, che più volte si ripresenta in questa serie tv.

Hanna non è solo vittima, è anche carnefice

Ciò di cui non ci si rende conto ad una prima visione però è che, dietro alla denuncia di questi atti, si nascondono la codardia e l'egocentrismo della protagonista. Hannah infatti accusa i compagni di scuola senza rendersi conto di essere stata lei stessa a volte complice e soprattutto colpevole in qualche modo dei fatti. Quando urli terrorizzata per ben tre volte ad un ragazzo che stai baciando di andarsene dalla stanza, la prima volta può pensare che tu sia solo in cerca di attenzioni, la seconda volta che tu forse sia una ragazza confusa, la terza che te ne puoi andare a quel paese e chiude la porta dietro di sé. Al che non puoi incolparlo di essersene andato. La stessa cosa con tutte le persone attorno a te, tra cui anche il povero consigliere scolastico.

L'ipocrisia e la mancanza di coraggio di Hannah

Ciò che più fa rabbia però è che Hannah, proprio quella ragazza che si lamenta di non essere stata inseguita, ascoltata, capita e aiutata... proprio lei assiste allo stupro della sua migliore amica e non fa assolutamente nulla per fermarlo. Poi, sapendo benissimo cosa sia successo, non lo dice alla ragazza in questione che al momento della violenza era incosciente. Non tralasciamo comunque che proprio lo stesso ragazzo finirà per violentare anche la stessa Hannah. Se la sua fosse stata una sola audiocassetta dedicata a quanto orribile fosse Bryce, avremmo potuto capirla e giustificarla, ma così no, o almeno non su tutto.

Il messaggio di "13": evitare il confronto

Hannah non è annebbiata dalle sofferenze che le hanno inflitto e da quelle che, pur non ammettendolo, ha causato. Hannah è lucida. Hannah vuole vendetta (e, per alcuni eventi, saremmo stati i primi a darle una mano!). Vuole vendicarsi anche di cose che sono successe solo nella sua mente. E per farlo, ricorre al suicidio lasciando ai posteri l'ardua sentenza, evitando un confronto che più volte diversi personaggi le hanno chiesto. È questo il messaggio che, purtroppo, traspare dalla sua storia.

Netflix finisce sotto accusa

Il tema è molto delicato e qui è trattato solo attraverso gli occhi di una spettatrice che ha recepito dalla serie un messaggio sbagliato. Qualunque atto di bullismo di maggiore o minore gravità va additato, punito e corretto. In questo telefilm il bullismo dei veri responsabili in alcuni casi è passato in secondo piano, trasformando talvolta la protagonista in carnefice. Una chiave di lettura negativa condivisa da molti: Netflix ha infatti ricevuto molte critiche di questo genere e i creatori di '13 Reasons Why' sono stati messi sotto accusa per la storyline, in quanto diseducativa sui temi di bullismo e suicidio. Addirittura, delle scuole in Canada ne hanno vietato la visione ritenendolo troppo violento e diseducativo. Nonostante ciò, il telefilm è appena stato rinnovato per una seconda stagione.

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