Emmanuel Macron è il nuovo inquilino dell’Eliseo e le analisi dei media si sono sbizzarrite. Marine Le Pen, già partita in forte svantaggio, ottiene giudizi contrastanti. Onore delle armi per avere intercettato il 33% dei voti, nonostante avesse contro repubblicani, socialisti, establishment bancario e finanziario, oltre al movimento nuovo di zecca coniato dal vincitore. Ma alla signora si rimprovera scarsa capacità di contrastare un avversario che ha comunicato in modo semplice ed efficace per proporsi come elemento stabilizzatore o, se si preferisce, di compromesso tra i programmi più tradizionali dei partiti esclusi al ballottaggio e l’approccio radicale e antieuropeista del Front National.

Perplessità e obiettivi

Il vincitore ostenta un rapporto costruttivo con l’Europa al punto di essere apparso ai festeggiamenti sulle note dell’Inno alla gioia che, caso senza precedenti, è stato eseguito prima della Marsigliese. La nota di colore ha fatto storcere il naso a chi lo considera legato all’establishment anche se mascherato da rottamatore o addirittura massone. Macron ribatte che i regolamenti restrittivi dell’Unione sui vincoli di bilancio e quello della banca centrale europea vanno ridiscussi nell’interesse francese ma senza conflitti, all’insegna di innovazione e moderatismo.

I temi caldi delle presidenziali francesi

Il problema integralista islamico era il terreno ideale per la battaglia lepenista, ma il Front National si è impantanato sulle accuse di presunti conti nei paradisi fiscali detenuti del vincitore e si è contraddetto sulle questioni economiche. Marine Le Pen prevedeva il sostegno a piccole e medie imprese attraverso sgravi fiscali e semplificazione burocratica, ma ha dichiarato di voler reintrodurre 35 ore lavorative settimanali, argomento caro all’elettorato di sinistra, con l’effetto collaterale di appesantire i regolamenti in materia.

Macron ha avuto buon gioco nel cogliere la contraddizione, dichiarandosi difensore della flessibilità avendo già promosso, da ministro dell’economia, una legge per liberalizzare gli orari di apertura dei negozi. Questo precedente ha neutralizzato le critiche dell’avversaria che gli contestava di essere troppo sensibile agli interessi dei grandi gruppi economici a danno delle aziende più piccole.

Errori strategici e prospettive

La proposta lepenista era esageratamente onnicomprensiva.

Cercare di far convivere la cultura francese ispirata alla laicità rivoluzionaria del 1789 con i richiami ai principi cristiani in funzione anti islamica, le proposte liberiste con l’aumento della spesa sociale e lo scontro a tutto campo con l’Europa hanno disorientato gran parte dei francesi

Marine Le Pen promette ora cambio di nome e strategia per allargare il consenso verso gli elettori più moderati e Macron s’impegna a consolidare il successo per ottenere un ampio sostegno parlamentare.

Il rinnovo dell’assemblea nazionale è già alle porte e la campagna elettorale ricomincia.

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