Quando si diventa adulti, si farebbe qualsiasi cosa pur di tornare a sentire quella spensieratezza che contraddistingueva l’età dell’infanzia. Mentre quando si è ragazzini non si vede l’ora di diventare grandi, acquisire più indipendenza ed essere, così, presi sul serio. Tutto ciò inizia a diventare possibile quando i genitori permettono ai propri figli di tornare a casa da scuola da soli, una volta passati dalle scuole elementari alle medie. Da qualche tempo però ciò sembra non essere più possibile.

A causa di una sentenza della Corte di Cassazione, pubblicata il 23 maggio, in seguito alla morte di un ragazzino di 11 anni, avvenuta 8 anni fa, investito da un autobus mentre stava tornando a casa da Scuola.

I giudici hanno fatto ricadere la colpa di questo tragico incidente sul conducente dell’autobus, sulla scuola e sul Miur

Gli insegnanti infatti, secondo la legge, non avrebbero mai dovuto permettere al bambino di lasciare la scuola da solo, ma avrebbero dovuto affidarlo ai genitori o a chi ne faceva le veci.

Dopo la pubblicazione della sentenza, diverse scuole d’Italia hanno fatto girare una circolare che impone a tutti gli insegnanti di vietare ai bambini di lasciare la scuola da soli, e ai genitori di venire a prendere i propri figli, altrimenti verrano denunciati per abbandono di minore.

Ovviamente questo provvedimento ha scatenato rimostranze da parte dei genitori. Avere un figlio in grado di tornare a casa da solo risolve molti problemi per quei familiari che lavorano a tempo pieno, e inoltre gli permette di insegnare ai propri bambini a essere responsabili.

Per non parlare di quanto trovino esagerata la minaccia di essere denunciati, per abbandono di minore, solo perché permettono al figlio di tornare da scuola da solo. Ciò purtroppo è colpa della legge italiana, in quanto la legislazione riguardante l’abbandono di minore risulta molto generica, infatti cita: "Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, […] della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni".

La dicitura non specifica dopo quanto tempo un minore, lasciato solo, può essere considerato abbandonato, per cui anche il breve lasso di tempo che un ragazzino impiega per tornare alla propria casa viene considerato come abbandono. Gli insegnanti ovviamente, responsabili di ogni alunno che si trova nel territorio scolastico, non possono e non vogliono rischiare, che uno dei loro “figli acquisiti”, possa farsi del male, anche se la sua casa si trova proprio davanti alla scuola. E naturalmente non vogliono rischiare che la colpa, di qualsiasi cosa possa capitare al bambino, nel breve lasso di tempo in cui non vi è nessun adulto che possa vegliare su di lui, ricada su di loro.

In seguito all’ordinanza della Corte di Cassazione, si sono quindi venute a creare due fazioni, i genitori che non vedono ragioni per essere denunciati per abbandono di minore, solo per aver concesso al figlio questo piccolo atto di indipendenza; e gli insegnanti che si trovano costretti a rispettare una legge, che, per quanto esagerata, ha delle valide fondamenta e serve a evitare gravi incidenti.

Entrambe le parti hanno le loro ragioni, c’è chi non può permettersi di infrangere una legge, e chi avendo alcuni disagi nel presentarsi davanti alla scuola dei figli all’orario di uscita, cerca di renderli solo più indipendenti.

A questo dilemma pare non ci sia soluzione, a meno che non venga modificata la legge riguardante l’abbandono di minore. Proprio per questo è stata indetta una petizione per cambiare quella legge così generica, in modo che la normale attività autonoma dei bambini, come appunto andare e tornare da scuola, non venga più considerata abbandono di minore.

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