C’era davvero qualcuno che dubitava del Manchester City, che reputava ormai superati i metodi di Pep Guardiola. Che credeva addirittura finita e passata l’epoca in cui l’allenatore catalano poteva dire la sua con un calcio unico e strabiliante. Così era stato a Barcellona, quando nessuno lo conosceva. Poi si era ripetuto in Baviera, con tutte le difficoltà di chi scopre giorno dopo giorno una realtà nuova. Poi Manchester, la Premier, l’Inghilterra e i campionati vinti. Ma la Champions League no. In Europa una serie di eliminazioni tanto inattese quanto sorprendenti, a volte inspiegabili.

Così era stato anche nei mesi scorsi contro il Lione ma quest’anno Guardiola si è rimesso alla guida del campionato inglese sfruttando il momento negativo del Liverpool. E in Champions sta provando a ribadire a tutti, un’altra volta, che l’obiettivo finale è vincere. Lì dove nessuno ci è mai riuscito. Dove forse solo Guardiola può riuscire.

Premier quasi nella City

Così, dopo aver rimesso al loro posto i Reds di Klopp e il Tottenham nel campionato nazionale, la prova offerta contro i tedeschi del Borussia Moenchengladbach ha certificato che il Manchester City è tra le formazioni più in forma di tutta Europa, nel momento decisivo della stagione. Parlano i numeri: prima squadra inglese a vincere 12 trasferte consecutive in tutte le competizioni.

19 vittorie consecutive. Con il vantaggio di 10 punti accumulato in campionato si può dire che l’Europa è ora più che mai l’obiettivo di Pep, che vuole dominare anche la competizione che a cinquant’anni ha già vinto due volte ma che non è più riuscito a conquistare lontano dai colori blaugrana.

Sono proprio i numeri a dire che questa può essere l’annata del City in Champions.

Per lo stato di forma dei suoi giocatori, per la rosa ampia che - come ammesso dallo stesso allenatore - è stata creata con una spesa di risorse impressionante; anche per questo un fallimento non sarebbe più tollerabile. Nonostante le assenze di stelle assolute come De Bruyne e Aguero, Guardiola ha potuto studiare una nuova squadra e una nuova strategia.

A novembre, sembrava che Mourinho (ancora lui) avesse messo fine all’ascesa del suo eterno rivale catalano. Da allora però il calcio di Pep è cambiato, come è cambiato il calcio in tutta Europa negli ultimi difficilissimi mesi di convivenza con la pandemia.

Un nuovo calcio post Covid

Calendari strapieni, pochissimo tempo per recuperare, calciatori spesso infortunati e la necessità di trovare una strada alternativa per anticipare le mosse degli altri. Se la stanchezza impedisce corse forsennate per 90 minuti, serve uno stile più “bloccato”, un pressing differente, un gioco di posizione che proprio Guardiola aveva insegnato con quella tiqui taca meraviglioso in Catalogna. Si crea di meno ma si subisce anche di meno grazie alla capacità di anticipare e prevedere le mosse degli avversari.

E poi ci sono le variabili che fanno la differenza. Una su tutte: Joao Cancelo, che ha raggiunto probabilmente l'apice della sua carriera. Straordinario contro il Borussia e sorpresa positiva dopo un’annata in cui tanti lo avevano etichettato come flop di mercato. Il portoghese, insieme all’ultimo arrivato Ruben Dias, alle meravigliose promesse (già mantenute) Rodri e Foden e a un potenziale devastante in fase offensiva stanno spingendo la Pep band un po’ più in là di tutti.

'Un sacco di soldi'

Gol segnati (tanti) e subiti (pochi), tiri per partita, possesso palla, precisione nei passaggi; tutti argomenti a favore del Manchester City, a cui si aggiunge una variante non proprio trascurabile: “Abbiamo un sacco di soldi…”, ha detto Guardiola dopo il successo in Champions.

Onesto, non solo visionario. Basterà per imporsi questa volta? Il percorso è ancora lungo, ma Pep vuole continuare a dire la sua. Come lui sa fare.

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