Lunedì 19 aprile Beppe Grillo ha pubblicato un video sul proprio account Facebook, per difendere il figlio ventenne Ciro, indagato insieme ad altre tre persone dalla procura di Tempio Pausania (provincia di Sassari) per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una coetanea conosciuta in vacanza. I fatti sarebbero avvenuti nella casa di Grillo a Porto Cervo, in Sardegna, nell’estate del 2019. La procura dovrà pronunciarsi a breve, chiedendo l’archiviazione del caso o il rinvio a giudizio per i quattro indagati.

La vicenda è stata molto discussa ed è al centro di dibattiti sulla stampa e sui social in questi giorni.

Molte personalità politiche si sono espresse a riguardo, tra le quali Giuseppe Conte, che condivide con Grillo l’appartenenza al M5S. Conte ha dichiarato: “Capisco l’angoscia di Grillo, ma non trascurare il dolore della ragazza. Io e M5s siamo per l’autonomia delle toghe e la lotta alla violenza sulle donne”.

È proprio riguardo all’autonomia delle toghe che il Movimento 5 Stelle ha costruito i suoi slogan politici. Si ricorderanno, inoltre, le battaglie politiche condotte dal Movimento riguardo ai crimini a sfondo sessuale: basti ricordare l'introduzione delle norme sul codice rosso (la legge che permette di denunciare i crimini a sfondo sessuale fino a 12 mesi). È stato proprio il M5S che ha voluto, infatti, inserire la norma che allunga i tempi per denunciare l’aggressore per fatti di violenza: non più 6 ma 12 mesi.

“Un passo così importante e delicato, denunciare il proprio aggressore, ha bisogno del tempo necessario per maturare” si leggeva sul blog delle stelle il 17 agosto 2019.

Partendo proprio dalla legge riguardante il codice rosso, voluta dai 5 stelle, è interessante notare come il video pubblicato da Grillo presenti dei paradossi politici evidenti, ma soprattutto fallacie comunicative.

Analisi del video

Grillo inizia la sua "orazione" con una domanda retorica e perentoria: "voglio sapere perché un gruppo di stupratori seriali di cui fa parte anche mio figlio non sono stati arrestati, sono stati lasciati liberi per due anni, perché?”.

La domanda può sembrare sensata, ma in realtà è retorica perché Grillo conosce già la risposta.

Se ne parla dopo due anni, perché per due anni si sono svolte le indagini, in cui gli inquirenti hanno raccolto delle prove a sostegno dell’accusa. È un percorso giuridico fisiologico che richiede del tempo e Grillo questo lo sa bene.

Andando avanti con il video, spunta la frase forse più manipolatoria del discorso in sé: "se dovete arrestare mio figlio che non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera”, strilla Grillo davanti alla telecamera, confermando il suo modo di comunicare che tutti conoscono. La frase è manipolatoria, serve a distrarre il destinatario e vittimizzare il figlio, quando la vittima (o presunta fino a prova contraria) è la ragazza che ha denunciato Ciro e i suoi amici.

Si potrebbe dire che Grillo reagisca impulsivamente, come ogni padre reagirebbe, ma la volontà dello stesso Grillo di pubblicizzare la vicenda a livello nazionale (che prima aveva avuto un ritorno mediatico esclusivamente su giornali locali) dimostra il contrario. Grillo utilizza la sua influenza mediatica e Politica per sminuire un fatto grave: “sono ragazzi, si stavano solo divertendo”, questa è un’altra frase pericolosa all’interno del suo discorso. Il danno è sicuramente per la famiglia della vittima che ha affermato: “vergogna, siamo distrutti".

In conclusione, non si può non notare nel video l’ultimo maldestro tentativo di difesa del figlio: “perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia?

Vi è sembrato strano. Bene vi è sembrato strano. È strano!”.

Le fallacie argomentative sono 1) “una vittima denuncia subito e non aspetta otto giorni” e 2) “una vittima di stupro non si intrattiene in attività ludiche”. Entrambe le argomentazioni presentano un principio insidioso di manipolazione: per scagionare il figlio, accusa la vittima, banalizzandola e ridicolizzandola.

Ciò che è evidente è che una vittima ha bisogno di tempo per denunciare uno stupro, come lo stesso Movimento 5 Stelle aveva affermato nel 2019, attraverso la legge che allungava i tempi per denunciare l’aggressore. La seconda affermazione pare anch’essa priva di fondamento: chi l’ha detto come può o deve reagire una vittima?

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