La Sicilia è un’isola dove regna l'infelicità, è la più infelice delle regioni d'Italia. Nel rapporto sul “Benessere equo e sostenibile”, l’Istat scatta un'immagine a tinte fosche della regione Sicilia che si piazza tra le ultime per una serie di indicatori alternativi al Pil che non misurano la ricchezza ma la felicità generale.

L’istituto di statistica ha passato in rassegna la soddisfazione per la propria vita, salute, condizioni economiche, istruzione, ambiente, qualità del lavoro e relazioni sociali in ogni regione.

I risultati vedono la Sicilia alla fine della classifica di sotto della media nazionale. Nel rapporto dell'Istat compare anche la voce "ricchezza".

Sul “benessere” — che si compone solo di voci oggettive come le condizioni economiche, abitative e lavorative — l’Isola si piazza all’ultimo posto in Italia con 70,3 punti su una scala che fissa a 100 la condizione nazionale di cinque anni fa. E se il Paese nel suo complesso è peggiorato (l’indicatore medio per l’Italia, nel 2015, è di 95,4), è proprio la Sicilia a frenarla: la penultima regione, la Calabria, è lontana anni luce, a un neanche tanto soddisfacente punteggio di 78,5.

Una delle questioni-chiave, però, è il lavoro. O meglio la qualità del lavoro: anche su questo indicatore — che comprende percentuale di contratti a termine che si ripetono da almeno 5 anni, dipendenti con paga bassa, lavoratori in nero, part-time non volontario e un elemento soggettivo come la soddisfazione — la Sicilia è fanalino di coda con 69,7 punti, in questo caso a pochissima distanza dalla Calabria (70,4).

Su questo fronte, a pesare più di tutti, è il fattore soggettivo: la Sicilia fa meglio della Calabria su tutti gli indicatori reali tranne il part-time non volontario, ma precipita sulla soddisfazione personale.

L’insoddisfazione degli abitanti dell’Isola si riversa anche sul mondo che li circonda: sulle “relazioni sociali” la performance della Sicilia è la terzultima in Italia con 84 punti, in questo caso alle spalle della Calabria e della Campania.

La rilevazione calcola la soddisfazione per i rapporti con parenti, amici e persone su cui contare, ma anche fattori più strettamente politici come la partecipazione sociale, quella civica, il volontariato, l’associazionismo e la fiducia in generale nei confronti della società.

Le prospettive secondo i siciliani sono nere anche sul fronte ambientale. Perché anche in questo ambito l’Isola è ultima: a pesare sono fattori critici come la depurazione dell’acqua e i rifiuti, ma va meglio per il numero di aree protette e l’uso di energia rinnovabile. Si torna a crollare, però, sull’unico fattore soggettivo: la soddisfazione per la situazione ambientale, fra i siciliani con almeno 14 anni, si ferma al 56,1 per cento contro il 72,5 della Lombardia.

Non va meglio sul fronte dei servizi: nella classifica di istruzione e formazione la Sicilia torna ad occupare l’ultima piazza in virtù della pessima performance sulla partecipazione alla scuola dell’infanzia, sul numero di diplomati, sui laureati, sull’uscita precoce dal sistema dell’istruzione e sulla partecipazione alla formazione continua. Nelle tabelle dell’Istat su questo ambito, poi, ci sono altri indicatori che restano fuori dalla valutazione complessiva, ma che vedono la Sicilia agli ultimi posti in Italia: è la regione con più neet, cioè con più giovani che non lavorano e non studiano, con la minore partecipazione agli eventi culturali e con la terza più bassa competenza digitale.

All’Isola, poi, fra gli elementi su cui contare non resta neanche la salute: il punteggio — su indicatori come l’aspettativa di vita, il rischio di ammalarsi, l’indice di salute fisica e psicologica e la prospettiva di arrivare a 65 anni senza limitazioni nelle attività quotidiane — si ferma a 93,2 punti, poco sotto la media complessiva del Mezzogiorno (93,8). Ma in questo campo i fattori analizzati sono tutti esclusivamente oggettivi. Perché l’isola infelice non ha solo insoddisfazioni percepite.

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