Lo scorso 8 marzo, una nuova misura protezionista per l'economia americana è diventata realtà: i dazi doganali sulle importazioni di alluminio e acciaio.

Il presidente USA, Donald Trump, ha firmato i relativi documenti che ufficializzano dazi doganali del 25% per l'importazione di acciaio e del 10% per le importazioni di alluminio. A presenziare, durante l'atto pubblico, vi erano anche i due segretari al commercio e al tesoro, Wilbur Ross e Steve Mnuchin.

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Al termine delle formalità, Trump ha rilasciato diverse dichiarazioni alla stampa - nazionale ed internazionale - mostrando di voler mantenere una certa flessibilità e un certo livello cooperativo con i Paesi "amici". Stando a quanto dichiarato dallo stesso presidente, "l'Unione Europea è uno stretto alleato degli Stati Uniti e continuiamo ad essere del parere che l'UE debba essere esclusa da queste misure".

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I paesi 'amici' (ma non troppo)

Nonostante le dichiarazioni del presidente americano, ben undici paesi - se nonché gli stati "amici", come Trump li ha voluti definire - si sono riuniti per opporsi alla scelta del presidente USA. Paesi che sarebbero, addirittura, a favore di un accordo di libero scambio che andrebbe a coprire una vasta fetta di mercato di ben oltre 500 milioni di consumatori. Un trattato che, nella sua storia generale, andrebbe considerato come un effetto boomerang: se nel corso di questi ultimi anni, infatti, gli Stati Uniti hanno cercato di fermare la crescita della Cina sui mercati internazionali, firmando e controfirmando un accordo sul libero scambio, - meglio noto come TransPacific Partnership (TPP) - adesso sono proprio gli USA ad essere finiti nel mirino dell'accordo.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, gli undici paesi-amici si sarebbero riuniti in Cile - nella stessa giornata dell'8 marzo - per estromettere gli USA dall'accordo e firmarne uno nuovo: il CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for TransPacific Partnership).

L'agenzia di stampa nazionale degli USA - l'Agency Press - riporta le notizie secondo cui i dazi su acciaio e alluminio entreranno effettivamente in vigore nel corso delle prossime due settimane e fa ben presente come Messico e Canada rimarranno estranei alle norme sui dazi doganali.

Sempre in accordo a quanto riportato dall'AP, gli Stati Uniti avrebbero invitato i paesi che verranno "colpiti" da tali norme a negoziare eventuali esenzioni del dazio solo nel caso in cui tali paesi siano disponibili a ridimensionare la minaccia che le loro esportazioni provocano all'economia statunitense.

Le false convinzioni di Trump

Se fino a pochissimi giorni fa il presidente americano era convinto delle sue affermazioni circa l'amicizia tra UE-USA, nella giornata di sabato scorso - a seguito di un "incontro" trilaterale (UE, USA, Giappone) in cui si è trattato l'eventuale esonero dell'UE, sul tema dei dazi doganali - si è ritrovato a "minacciarla", su Twitter.

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"L'Unione europea, Paesi meravigliosi che trattano gli Usa molto male sul commercio, si stanno lamentando delle tariffe su acciaio e alluminio. Se lasciano cadere le loro orribili barriere e tariffe su prodotti Usa in entrata, anche noi lasceremo cadere le nostre. Grande deficit. Altrimenti tassiamo le auto, etc. Giusto!".

Un'Europa disegnata come un mostro cattivo dagli USA, se non fosse che i protocolli della produzione e del commercio statunitense sono molto meno rigidi rispetto agli standard europei.

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Pertanto, l'UE ha sempre - e solo - richiesto più rigidità e più controlli agli Stati Uniti sui loro export. In questi giorni, però, siamo stati protagonisti del tracollo dell'incoerenza di Trump che - paradossalmente - riapre i rapporti tra il mercato statunitense e quello cinese, a seguito degli accordi sui dazi doganali. Un mercato, quello della Cina, che Trump voleva estromettere dai mercati internazionali, e limitarne la crescita esponenziale, con l'accordo del TransPacific Partnership.

Che il mercato mondiale sia arrivato ad un bivio? Le risposte e i chiarimenti arriveranno - si spera - nel corso dei prossimi giorni. Nel frattempo, le economie di tutto il mondo si augurano non si scateni una guerra commerciale globale.

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