Si sono da poco concluse le votazioni e i relativi scrutini. Eppure, ancora, non sappiamo in quali mani andrà a finire il nostro bel paese. Nel frattempo, il popolo italiano è diviso in quattro fazioni: c'è chi si batte per un partito piuttosto che per un altro, mentre altri screditano i vincitori; e chi deride beatamente gli sconfitti, laddove altri professano una mancanza di democrazia, esternando un sentimento di rabbia a riguardo.

Se prima dei social la gente sedeva al bar per discutere di Politica nazionale, oggigiorno non si può dire altrettanto. Se un tempo ci si raffrontava in termini - più o meno - civili, confrontando le proprie idee e cercando di smontarne altre (coi fatti riportati dalla stampa nazionale), adesso non è più così.

Con l'avvento dei social network, infatti, anche chi risulta essere meno colto (nei più svariati ambiti) ha diritto ad avere una pagina personale; e in questa pagina privata si può condividere di tutto: dagli eventi inutili della propria giornata, alle opinioni estrapolate da fonti (spesso) non certificate, passando per i post di personaggi - spesso sconosciuti - che fomentano un certo livello di ignoranza.

Nell'era del web, possiamo dire che sono davvero pochi coloro che hanno compreso - almeno in parte - il senso, il valore e il reale potenziale dei social. La stragrande maggioranza, infatti, è ancora convinta che i social servano esclusivamente a dare spazio ai propri pensieri, anche laddove si decida di condividere un contenuto riguardante un ambito di cui non si ha la minima conoscenza utile.

Un esempio?

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Politica

Alzino la mano coloro che sono, da sempre, appassionati di calcio; nelle vostre pagine social, avrete certamente dedicato diversi post alla recente scomparsa di Astori. Bene! Ora, concedetemi un secondo esempio. Quanti di noi possono dire di aver sempre ascoltato dibattiti politici, conferenze, di aver partecipato all'attività politica di tutti i giorni - tramite confronti diretti con una fetta diversa della società, al fine di avere una propria, ampia, concezione della politica nazionale?

Pochi, vero? Eppure i social sono stati invasi dalle più inutili campagne elettorali-popolari della storia.

Quindi come si spiega il continuo desiderio di voler esprimere la propria opinione politica in merito ad un ambito che, da sempre, ha interessato soltanto una piccola parte della nostra popolazione?

L'analfabetismo funzionale: una scusa o una realtà?

Nel 2018, si parla ancora di analfabetismo funzionale, ovvero di un concetto che rimette in discussione le abilità di lettura, scrittura e calcolo che un individuo svolge nelle situazioni più banali del proprio quotidiano.

Tale tipologia di analfabetismo descrive un individuo che risulta incapace di comprendere un testo/un audio, sintetizzare ed evidenziare i punti salienti di uno scritto appena analizzato, valutare correttamente ed utilizzare - nel giusto ambito - le informazioni messe a disposizione di tutti, dalla società stessa.

Riassumendola in termini pratici: un individuo è considerato un analfabeta funzionale nel momento in cui non è in grado di valutare la veridicità di un'informazione ed è incapace di screditarne una palesemente falsa; non e capace di elaborare - con parole proprie - un concetto appena analizzato, né di riassumere in forma corretta le parti essenziali di uno sproloquio.

E ora viene il bello della questione. Siamo realmente di fronte al più alto tasso di analfabetismo degli ultimi decenni, oppure - più semplicemente - siamo di fronte ad una generazione X che non comprende l'effettivo potere del mondo Web? Nel XXI secolo, è giusto parlare di analfabeti... O ci stiamo solo nascondendo dietro tale concetto, per non dover dire al mondo intero che ci siamo impigriti, al punto di non aver voglia di utilizzare il Web in maniera appropriata e costruttiva?

In conclusione

Cito lo scrittore Donald Miller: "Nell'era dell'informazione, l'ignoranza è una scelta". Una massima che descrive - e riassume - il pensiero di molti, in maniera impeccabile. Trovo, infatti, sia scorretto parlare di un concetto ampio e grave quanto quello dell'analfabetismo del terzo millennio. Un'era in cui grandi e piccini hanno la possibilità di sfruttare il potere del Web con un solo dito, di riconoscere un'informazione corretta da una palesemente falsa e contorta - praticamente in tempo reale. Abbiamo l'opportunità di informarci su un tema in pochissimi secondi, prima di sentenziare su qualcosa di cui - fino a pochi attimi prima - ne sapevamo meno di zero.

Un potere che, di per sé, riuscirebbe a far sembrare colto anche l'ultimo della classe. Un potenziale - quello dei social - che in pochi hanno saputo sfruttare, fino ad oggi. Preferiamo, dunque, farci inondare e abbindolare da titoli click-bait, dai post degli amici pubblicati a raffica e che ci sentiamo in dovere di condividere/sentenziare (senza aver la premura di documentarci troppo circa la loro veridicità/attendibilità), da piccoli cyber-criminali che attraverso siti di fake-news lucrano sul finto analfabetismo di chi è soltanto ingenuo. Perché, per onestà intellettuale, bisogna riconoscere che tali siti non guadagnerebbero neppure un centesimo se solo il popolo del web fosse più affamato di informazione.

E quando il popolo insorge - rivendicando la democrazia, la libertà di parola e di pensiero - deve ricordare che l'umiltà sta alla base della conoscenza e che i vecchi saggi - che tanto amiamo ascoltare - hanno sempre tramandato insegnamenti, cosicché il colto parlasse e lo stolto ascoltasse.

Questo articolo vuol essere una specie di denuncia sociale che volga a tutti un invito a migliorarsi; a non volersi più nascondere dietro la maschera dell'analfabetismo funzionale. Si vuole ammettere la pigrizia dell'essere umano, più che l'analfabetismo dello stesso.

Un popolo social che millanta le proprie virtù nelle proprie pagine e che ambisce ad un mondo migliore. Ma sarà meglio tenere a mente che il cambiamento deve prima partire dalla coscienza di ognuno di noi, e da una auto-analisi dei propri limiti, solo dopo.

Meglio stare zitti dando l'impressione di essere stupidi, che parlare togliendo ogni dubbio. - Confucio

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