Quello che aveva promesso lo ha mantenuto. Così Trump ha firmato un provvedimento che impone dazi del 25% sulle importazioni dell'acciaio e del 10% su quelle dell'alluminio, misure che potrebbero portare ad una guerra commerciale di portata mondiale. Neanche le dimissioni di Gary Cohn, suo consigliere economico, hanno fermato Trump dal mettere in pratica la minaccia di dazi doganali verso il resto del mondo.

Il presidente USA si è fatto riprendere durante la cerimonia ufficiale mentre sigla il provvedimento, alla presenza di alcuni operai che lavorano in fabbriche del settore siderurgico.

Dazi su acciaio e alluminio

Trump spiega che acciaio e alluminio sono vitali per la sicurezza degli USA e aggiunge che se una nazione non possiede queste materie prime non può sopravvivere in maniera autosufficiente, essendo impiegate nella costruzione degli armamenti militari.

La siderurgia americana negli anni ha subito una forte contrazione, ha continuato il Presidente americano, subendo il dumping, un vero e proprio attacco commerciale da parte di paesi nemici ma anche alleati, per questo è stata necessaria una risposta decisa come promesso durante la campagna elettorale. I nuovi dazi per ora risparmieranno il Messico e il Canada, che avranno una proroga di 30 giorni, per consentire il raggiungimento degli accordi per far cessare il Nafta, l'accordo sul libero scambio nordamericano.

Il North American Free Trade Agreement (NAFTA) stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico prevede la libera circolazione di prodotti, merci e servizi tra i tre Stati firmatari con l'eliminazione progressiva di tasse doganali e dazi.

Grazie a questo accordo molte industrie automobilistiche e manifatturiere hanno potuto costruire impianti produttivi in Messico dove la manodopera costa meno. Trump vuole rinegoziare il trattato e per questo ha temporaneamente escluso Canada e soprattutto il Messico dall'applicazione dei dazi su acciaio e alluminio.

Se il patto per l'abolizione del Nafta verrà siglato le nuove imposte sull'importazione non verranno applicate negli scambi commerciali con i due Stati confinanti. Il Presidente americano promette inoltre misure più flessibili verso quei Paesi che definisce 'amici'. Godranno di condizioni favorevoli e saranno addirittura esenti da queste imposte solo alcune Nazioni, quelle che commerciano prodotti non ritenuti una minaccia per il mercato USA.

La Germania nel mirino di Trump

Proteggere le industrie siderurgiche e dell'alluminio, questo l'obiettivo di Trump, che ribadisce di essere disponibile e cooperativo verso i Paesi pronti a relazionarsi con gli Stati Uniti in modo equo sia dal punto di vista commerciale che soprattutto militare. L'attacco del Tycoon è diretto principalmente alla Germania, accusata di essersi approfittata degli USA non contribuendo in maniera adeguata ai finanziamenti stanziati per la NATO.

I tedeschi secondo Trump versano nelle casse della NATO una cifra non sufficiente: a fronte di un importo pari del 4,2% del PIL stanziato dagli USA, la Germania versa una quota pari solo all'1% del proprio PIL, molto inferiore a quello americano. Commercio e spese militari, per il Presidente americano viaggiano in parallelo, per questo i dazi verranno applicati sicuramente alla Germania.

La risposta di Bruxelles

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere: se un solo Paese membro della UE viene esentato dai dazi allora tutta l'Unione Europea dovrà godere dello stesso trattamento. Questo quanto ha affermato il vice presidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, sottolineando che la politica commerciale dell'Unione Europea è per definizione una politica comunitaria. Tentativi di mediazione sono stati messi in atto negli ultimi giorni dall'Ue, ha spiegato Katainen, per convincere le autorità statunitensi a rivedere le proprie posizioni. Più ottimista appare invece Mario Draghi, presidente della Bce. Secondo Draghi l'impatto immediato dei dazi Usa sul commercio non sarebbe poi così grande, tuttavia auspica che il tema sia affrontato e risolto attraverso un confronto aperto tra tutti i Paesi coinvolti.

La reazione della Cina

La Cina lancia un avvertimento a Trump minacciando di rispondere ad una eventuale guerra commerciale dichiarata dagli USA. Pechino definisce pericolose le iniziative unilaterali messe in campo da Trump in materia di commercio estero e si dice pronta a mettere in atto contromisure legittime se si dovesse attuare quanto minacciato dal Presidente americano. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in una conferenza stampa, ribadisce che nell'era della globalizzazione intraprendere guerre commerciali non porta benefici e che la Cina è pronta ad un dialogo costruttivo con gli USA. Tuttavia Pechino non resterà a guardare e risponderà se necessario all'ennesima provocazione di Trump. Intanto la politica protezionistica di Trump sembra piacere agli americani: l'indice di gradimento del Tycoon è balzato dal 38 al 42%, il valore più alto registrato da quando è stato eletto.

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