Si continua a parlare di vitalizi dei parlamentari, mentre il presidente della Camera Roberto Fico del movimento 5 stelle ha avviato un’istruttoria alla Camera al fine di individuare una proposta di superamento dell’attuale sistema. A beneficiare delle pensioni d’oro non solo solo parlamentari, ma anche parte del personale impiegato negli organi dello Stato (come la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale).

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Nel 2017 sono state 20.041 le persone che hanno beneficiato di una pensione d’oro, sopra i 3 mila euro. Pu precisamente si parla di cifre che si aggirano mensilmente fra i 4.095 euro e i e 4.379 euro al mese (nel caso degli ex senatori). Allo Stato queste pensioni d’oro costano circa 190 milioni di euro ogni anno.

Una cifra ipotizzata dallo stesso presidente INPS, Tito Boeri, che ha sempre contestato l’assenza di trasparenza delle camere in merito all'ammontare preciso dei contributi versati dai parlamentari.

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Secondo Tito Boeri, si tratta di un privilegio che va assolutamente eliminato, che permetterebbe quindi allo Stato di risparmiare almeno 150 milioni di euro ogni anno. La riforma delle pensioni dei parlamentari voluta da Boeri mira ad uniformare le pensioni degli ex parlamentari - eletti prima del 2012 - a quelle dei cittadini normali.

Addio ai vitalizi: il Movimento 5 Stelle deciso ad abolirli per maggio

Ad appoggiare tale riforma non ci ha pensato due volte il Movimento 5 stelle che, favorevole all’abolizione di qualsiasi “trattamento di favore” ha deciso tramite Roberto Fico di passare dalle parole ai fatti.

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M5S

Ieri pomeriggio si è quindi tenuto l’atteso e cordiale incontro fra lo stesso Boeri e Fico, relativo al drastico taglio alle pensioni degli ex deputati e dei contributi figurativi che costano anch’essi oltre 150 milioni di euro. Non si tratta quindi di una misura puramente simbolica o demagogica, ma di una voce (anacronistica) del bilancio dello Stato che potrebbe esser eliminata, non essendoci più i presupposti di un tempo.

Fico ha dato quindi l'incarico ai questori per il ricalcolo contributivo di tutti gli assegni pensionistici. L’obiettivo è concludere l’iter di approvazione entro al massimo gli inizi di maggio.

Ricordiamo che l’ufficio di presidenza della Camera, anche senza un governo e senza il voto del Parlamento, può decretare la fine dei vitalizi semplicemente con una delibera per far diventare esecutivo il provvedimento sullo stop alla pensione a 65 anni dopo neanche 5 anni consecutivi di legislatura.

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I 5 Stelle approvando la delibera a maggioranza potrebbero realizzare subito uno dei più importanti punti del programma elettorale. I pentastellati possono infatti contare su 6 membri in un totale di 15 all’interno dell’ufficio della presidenza della camera. Ma il piano complessivo contempla anche l'idea di abolire il diritto stesso a una pensione da parlamentare. Per ora ci si accontenta di intervenire sul pregresso.

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Chiamatela se volete una precisa strategia politica, ma di certo una vittoria del M5 stelle sulla realizzazione del primo tassello del loro programma potrebbe smuovere l’impasse dovuto alle infinite consultazioni.

Le critiche di Cazzola: “Abolizione? Come le leggi razziali del ’38. Opinione pubblica plebea”

In una lettera a Il Foglio, Giuliano Cazzola critica il provvedimento al varo dell’Ufficio di presidenza della Camera. Fra le motivazioni principali c’è il rifiuto di compiacere un’opinione pubblica plebea e sobillata dall’invidia sociale. Con un immagine un po' forte, l’ex parlamentare di Forza Italia e Ncd paragona l’abolizione dei vitalizi alle leggi del 1938 volute da Benito Mussolini. A seguirlo c’è anche il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè, che ha dichiarato, a un forum dell’agenzia di stampa Italpress: "Se non avessi avuto il vitalizio, nel periodo in cui non sono stato deputato, probabilmente sarei stato costretto a tornare a vivere con mio padre. Avrei dovuto chiedere l’elemosina“. Dura la polemica che si è scatenata sui social. Resta il fatto che quei 2.600 assegni tra i 2mila e i 10mila euro percepiti dagli ex parlamentari e costano circa 193 milioni di euro ogni anno.

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