Su Twitter sono arrivate minacce di morte a Matteo Salvini. In risposta al post del 3 gennaio, in cui si lodava l'azione del presidente americano Donald Trump che ha portato all'uccisione di Qassem Soleimani, un utente di Cesena ha commentato la notizia con parole d'odio. Immediata la reazione di Salvini che con uno screenshot ha denunciato la risposta condividendola sui social network.

Il commento dell'hater

"Spero che il primo vero terrorista ti faccia fuori" con questa frase inizia il commento di un utente su Twitter in risposta al post del senatore Matteo Salvini.

E poi il messaggio prosegue in modo delirante, e con evidenti errori grammaticali: "Così impari a dare aria hai denti". E poi l'invito a presentarsi a Cesena: "Comunque ti aspetto a Cesena ce pronto una 7.57 magnum, fidati che farà centro...cog...e". Il messaggio dell'"odiatore" finisce così: "Pensaci bene, noi non ti vogliamo in casa nostra...."

Salvini però, senza mostrare paura, non si è fatto minimamente spaventare dalle parole al veleno e ha risposto in modo ironico al commento delirante, condividendo lo screenshot sul suo account ufficiale di Facebook: "Non so se questo “signore” mi fa più schifo o più pena", esordisce l'ex vicepremier.

E poi, scherzando sugli evidenti errori grammaticali dell'hater, consiglia l'acquisto di un dizionario di italiano, piuttosto che "sparare minacce e comprare fucili".

Il caso Gregoretti

Intanto, oltre ai messaggi d'odio, Salvini dovrà fronteggiare una situazione sicuramente più complicata. Infatti il Tribunale di Catania potrebbe procedere nei confronti dell'ex Ministro dell'Interno, nel caso in cui il Parlamento dia il via libera all'autorizzazione a procedere per il caso della nave Gregoretti, che lo scorso luglio rimase per cinque giorni in mare senza poter sbarcare in tempi brevi, con a bordo 131 migranti tratti in salvo.

La situazione potrebbe complicarsi visto che il Movimento 5 Stelle ha tutta l'intenzione di votare a favore, andando quindi contro l'ex alleato di governo gialloverde, ora all'opposizione. In attesa del voto, Salvini ha presentato in Senato una memoria difensiva in cui vuole sottolineare come tutto quanto il Governo, e non solamente il Ministro dell'Interno, fosse coinvolto nella decisione di non autorizzare lo sbarco della nave militare, così come avvenne in pratica in occasione del caso della nave Diciotti alcune settimane prima.

A testimonianza della tesi del leader del Carroccio ci sono gli scambi di mail avuti in quei giorni con il Governo, che in questo caso sarebbero la prova della collegialità della decisione da parte dell'esecutivo.

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