L'infettivologo Matteo Bassetti dell'ospedale San Martino di Genova non le manda a dire e, nel corso della trasmissione L'aria che tira su La7, ha stigmatizzato l'idea di vietare la respirazione bocca a bocca ai bagnini.

Le nuove regole prevedono che, causa l'attuale emergenza sanitaria ed i rischi di contagio, non si potrà favorire artificialmente la ventilazione di quanti abbiano un'insufficienza respiratoria o un arresto cardiaco con la classica procedura. Una scelta che, secondo l'infettivologo, pone sullo stesso piano due rischi sensibilmente diversi. Da un lato, a suo avviso, c'è il rischio di essere infettati rimediando un'infezione la cui letalità risulterebbe non particolarmente alta, mentre dall'altro, invece, c'è le possibilità concreta di conseguenze immediate molto serie -perfino mortali - per chi ha bisogno di essere rianimato.

Sarebbero possibili solo pressioni sul torace

Il documento con cui, di fatto, si vieta ai bagnini di praticare la respirazione bocca a bocca è stato redatto dall'Inail, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il testo, utilizzare la ventilazione artificiale da persona a persona rappresenterebbe una pratica di soccorso da evitare, poiché potrebbe favorire il rischio di propagazione virale, esponendo a una mancanza di sicurezza chi lavora per la sicurezza sulle spiagge. In sostanza l'attività di soccorso e rianimazione potrebbe essere effettuata soltanto attraverso l'ausilio delle pressioni sul torace.

Bassetti evidenzia il paradosso di alcune complicazioni

Secondo Matteo Bassetti il ritorno alla quotidianità potrebbe essere disciplinato da semplici regole: mantenere almeno un metro e mezzo di distanza da chiunque, in alternativa indossare una mascherina come protezione e lavarsi le mani.

"Tre regole di una semplicità inaudita - specifica - che in un paese complesso come il nostro rischiano di complicarsi".

Nel corso della trasmissione si è arrivati a disquisire dei protocolli legati al mondo balneare, con particolare riferimento al divieto per i bagnini di supportare con la respirazione bocca a bocca quanti, in regime di normalità ne avrebbero potuto beneficiare.

"Qui - evidenzia l'infettivologo - siamo alla follia pura. Siamo di fronte a un'infezione che, con i numeri che abbiamo oggi, che ha una letalità attorno all'1-2% (...) Lei fa non fa la respirazione a bocca per un'infezione che potrebbe, nella lontana ipotesi, contagiare una persona con una letalità dell'1% e lascia morire uno con un'insufficienza respiratoria o un arresto cardiaco.

Cerchiamo di essere seri, perché se non lo siamo poi il mondo ci ride dietro".

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