A Pontida, in provincia di Bergamo, la vigilia del raduno della Lega è stata caratterizzata da un clima di acceso confronto, con i militanti divisi tra il sostegno incondizionato al segretario Matteo Salvini e la richiesta di un ritorno alle origini del movimento. Nel pratone, prima dell'inizio ufficiale dell'evento, si sono manifestate chiaramente due posizioni distinte, simboleggiate dalle magliette indossate e dagli slogan esposti.
Tra i gazebo allestiti, spiccavano le magliette blu con la scritta bianca “Io sto con Matteo”, espressione di fedeltà al leader.
A queste si contrapponevano le magliette bianche con la scritta verde “Lega Nord fino alla morte”, che richiamavano un'identità più tradizionale del partito. Il dibattito pre-raduno ha ruotato proprio intorno a questa dicotomia: da un lato chi ribadiva il proprio appoggio a Salvini “sempre e fino in fondo”, dall'altro chi ne invocava le dimissioni.
Il sostegno a Salvini si è concretizzato anche nella vendita di gadget. Presso il gazebo dedicato alle magliette pro-Salvini, molti presenti indossavano il capo blu. Cristina di Limbiate ha riferito che già alle nove del mattino risultavano prenotate 300 magliette, con altre 300 pronte per la vendita, a testimonianza di un'ampia base di sostenitori del segretario e della sua leadership.
Le diverse anime del movimento: tra sostegno e dissenso
La linea di dissenso, che auspica un ritorno alla Lega Nord delle origini, è stata incarnata da militanti come Livio Ghidelli. Indossando la maglietta bianca con il richiamo esplicito alla Lega Nord, Ghidelli ha collegato il messaggio alla richiesta di dimissioni di Salvini. Nel suo intervento, ha sottolineato la necessità di distinguere la Lega dalle proposte politiche di altre figure e ha indicato il nome di Zaia come possibile riferimento per recuperare consensi e voti.
Il pratone di Pontida ha ospitato anche un gazebo per la raccolta fondi in sostegno di Mario Roggero, evidenziando ulteriori sfaccettature del panorama interno al movimento.
Sul palco, intanto, campeggiava lo slogan “Non passa lo straniero”, un richiamo a temi identitari storici.
Non sono mancati manifesti che rendevano omaggio a Umberto Bossi, con il messaggio “Grazie Umberto”, affiancati da slogan critici nei confronti dell'Europa. Tra questi, si è notato “Più motori meno Green Deal”, accompagnato da un cartonato raffigurante Ursula von der Leyen. Accanto a queste espressioni di critica, erano visibili anche numerosi cartelli di sostegno a Salvini, che lo indicavano come l'unico leader e associavano il nome di Pontida alla sua figura.
La vigilia del raduno: tra slogan e richieste di secessione
La giornata della vigilia ha visto il perimetro del pratone della Lega ridursi, delimitato da nuovi gazebo e transenne.
Anche in questo contesto pre-raduno, lo slogan “Non passa lo straniero” ha continuato a campeggiare, ripreso anche durante la giornata dedicata ai giovani leghisti. In questa atmosfera, alcuni presenti hanno manifestato apertamente la loro richiesta di un ritorno alla Lega Nord, scandendo esplicitamente la domanda di secessione.