ANCONA – Il Piano regionale per il diritto allo studio universitario 2026-2029, approvato dal Consiglio regionale delle Marche con il voto contrario del gruppo del Pd, è stato duramente criticato dalla consigliera regionale Micaela Vitri. Le sue obiezioni si concentrano su tre aspetti cruciali per gli studenti marchigiani: la gestione delle risorse, la cronica carenza di alloggi e l'onere dei costi di trasporto, individuati come elementi critici che compromettono l'effettivo diritto allo studio nella regione.

La consigliera ha evidenziato come la questione delle risorse sia resa più complessa dalla cessazione dei finanziamenti aggiuntivi legati al Pnrr, un fattore che rischia di compromettere la sostenibilità del sistema.

Particolare preoccupazione è stata espressa per la carenza di alloggi nelle sedi con maggiore domanda, con un riferimento specifico alla città di Urbino. Nonostante il riconoscimento dell'utilità dei nuovi posti letto ricavati dall’ex Hotel Montefeltro e dall’ex Hotel Piero della Francesca, il divario tra richieste e disponibilità resta allarmante. Per l’anno accademico 2025/26, infatti, a fronte di 2.248 domande di alloggio, erano disponibili solamente 1.287 posti, lasciando ben 961 studenti senza sistemazione. Questo dato numerico sottolinea una persistente insufficienza nell'offerta abitativa universitaria.

Il dibattito sul Piano e l'approvazione in Consiglio

Il Piano per il diritto allo studio, che copre il triennio 2026-2029, è una proposta di atto amministrativo della Giunta regionale, strutturata per anni accademici.

L'introduzione del provvedimento in Aula è stata curata dai relatori Silvia Luconi, per la maggioranza, ed Enrico Piergallini, per le opposizioni. Nonostante le riserve e il voto contrario delle opposizioni, il Consiglio regionale ha approvato il Piano a maggioranza. Un ordine del giorno presentato dal gruppo del Pd, volto a introdurre modifiche al provvedimento, è stato respinto.