A Genova, il 22 settembre 2026, i rappresentanti del movimento antifascista cittadino hanno consegnato in Comune 10 mila firme. La petizione chiede la chiusura delle sedi e il divieto di concedere spazi, pubblici o privati, ai gruppi neofascisti attivi sul territorio urbano. L'iniziativa invoca il rispetto della Costituzione italiana, della XII disposizione transitoria e finale, e delle leggi Scelba e Mancino, menzionando esplicitamente organizzazioni come Casapound e Lealtà e Azione.
La consegna in Comune, avvenuta in assenza della sindaca impegnata a Roma, ha visto le sottoscrizioni ricevute dal vicesindaco Alessandro Terrile e dalla vicepresidente del consiglio comunale Francesca Ghio.
Questo è il primo di due appuntamenti: un secondo presidio è fissato per giovedì 24 settembre 2026, alle ore 17:30, davanti alla prefettura di Genova, per la consegna alla prefetta.
Ampio supporto e cronistoria della raccolta
La petizione è stata promossa da un vasto fronte di associazioni e forze politiche antifasciste, tra cui figurano Anpi, Cgil, Arci, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo!, Carc, Valpolcevera Antifascista, Emergency Genova, Rete dei Comitati, Music for Peace, Genova Antifascista e Partito Comunista di Unità Popolare. Tra i firmatari più noti, il partigiano Giordano "Giotto" Bruschi, di 101 anni.
La raccolta firme era iniziata il 6 aprile 2026, presentata come un'iniziativa congiunta di Cgil, Anpi e altre 150 realtà. La consegna alle autorità cittadine, prevista per settembre, è stata rispettata con il deposito in Comune del 22 settembre, a cui seguirà la tappa in prefettura.
I fondamenti legali della richiesta
I promotori della petizione basano la loro richiesta sui principi fondamentali dell'ordinamento italiano: la Costituzione italiana, con la sua XII disposizione transitoria e finale, e le leggi Scelba e Mancino. Questi riferimenti normativi costituiscono il quadro giuridico che supporta la domanda di chiusura delle sedi e di divieto di spazi per le organizzazioni neofasciste, riaffermando i valori antifascisti della Repubblica.