A Milano, il 21 settembre 2026, Matteo Salvini ha difeso l’idea di introdurre un tetto agli alunni stranieri nelle classi. Il leader della Lega, intervenuto a margine del consiglio federale, ha collegato questa proposta alla gestione quotidiana delle aule e al lavoro degli insegnanti. La dichiarazione, diffusa alle 20:48, ha incluso un richiamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, verso il quale Salvini ha espresso l’auspicio di una condivisione della sua posizione.
Salvini ha descritto alcune classi come contesti in cui la presenza di studenti stranieri, con diverse lingue e provenienze, renderebbe l’attività didattica più complessa.
Ha affermato: “Oggi ci sono classi ghetto. Classi con 20 bimbi stranieri, di 15 etnie diverse che parlano 15 lingue diverse e 3 bimbi italiani, che non permettono agli insegnanti di fare il loro lavoro”. Ha inoltre evidenziato come positivo il coinvolgimento dei genitori degli alunni stranieri nell’apprendimento della lingua italiana, cruciale per l'integrazione.
La proposta di un limite agli studenti stranieri
Nel passaggio centrale del suo intervento, Salvini ha presentato il tetto agli alunni stranieri come una misura vantaggiosa sia per gli studenti sia per il personale scolastico. Le sue parole hanno collegato la proposta alla gestione della pluralità linguistica in classe e alla necessità di garantire agli insegnanti di svolgere efficacemente le lezioni.
Ha aggiunto: “Quindi mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti”. Subito dopo, ha ribadito l’auspicio che il Presidente Mattarella condivida questa valutazione.
Il riferimento a Mattarella si inserisce in una giornata in cui il tema della scuola e dell’integrazione è stato protagonista anche nel discorso del Presidente della Repubblica. Durante l’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, Mattarella ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione e il principio della scuola aperta a tutti. Il suo discorso ha delineato la scuola come luogo di inclusione, recupero e ricostruzione, sottolineando il suo ruolo nell’integrazione di chi arriva da altri Paesi e dei giovani nati in Italia da famiglie straniere.