La Regione Sardegna ha formalmente deliberato di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) contro il Ministero della Giustizia. L'iniziativa legale, promossa dalla Giunta guidata dalla presidente Alessandra Todde, scaturisce dal trasferimento di detenuti sottoposti al regime carcerario del 41 bis presso il carcere di Uta e dalla mancata risposta, entro i termini previsti dalla legge, a una richiesta di accesso agli atti inoltrata dalla Regione il 4 agosto 2026.

Il procedimento giudiziario è stato avviato per ottenere piena conoscenza e trasparenza sugli atti che hanno condotto alla decisione di trasferire nell'Isola i detenuti in regime speciale.

La Regione contesta con fermezza non solo la totale assenza di un riscontro formale da parte del Ministero della Giustizia prima dell'arrivo dei primi detenuti, avvenuto il 5 settembre 2026, ma anche la mancanza di un'adeguata interlocuzione istituzionale che, secondo la Giunta, avrebbe dovuto necessariamente precedere una scelta di tale rilevanza e impatto sul territorio sardo.

La delibera della Giunta e la difesa dell'autonomia regionale

L'esecutivo regionale aveva già manifestato nei giorni precedenti la sua intenzione di intraprendere azioni per vie amministrative. Con la recente delibera, la Regione ha concretizzato la scelta di rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale con l'obiettivo primario di ottenere una risposta chiara e completa alla richiesta di accesso agli atti e, più in generale, per far valere le proprie prerogative statutarie e costituzionali.

La presidente Alessandra Todde ha evidenziato come il ricorso sia una diretta conseguenza della percepita mancanza di leale collaborazione istituzionale e del diritto inalienabile della Sardegna di essere pienamente informata e coinvolta nelle decisioni che incidono profondamente sul proprio territorio e sulla sua comunità.

Todde ha descritto l'intera vicenda come un episodio emblematico di assenza di interlocuzione istituzionale, sottolineando come la Sardegna, in quanto Regione con speciale regime di autonomia riconosciuto da legge costituzionale, si trovi ora chiamata a farsi carico delle conseguenze di una decisione assunta in modo unilaterale, senza alcun coinvolgimento preventivo del territorio.

La presidente ha inoltre richiamato con forza il principio di insularità, esplicitamente riconosciuto dalla Costituzione, denunciando come tale principio venga, in questa circostanza, utilizzato come un elemento di penalizzazione per l'Isola, anziché di tutela. A commento della decisione della Giunta, ha dichiarato con determinazione: "Non arretriamo di un passo".

Dettagli della richiesta di accesso agli atti e le sue implicazioni

La richiesta formale di accesso agli atti era stata trasmessa al Ministro della Giustizia e all'intera catena di comando dell'amministrazione penitenziaria subito dopo l'arrivo della prima quota di detenuti sottoposti al regime del 41 bis nel carcere di Uta. Nella lettera inviata, la presidente aveva chiaramente indicato di aver appreso i dettagli del piano di trasferimento solo attraverso esiti di dichiarazioni stampa e comunicazioni generiche, lamentando apertamente la totale assenza di concertazione istituzionale.

La Regione ha ribadito di "non conoscere ancora gli atti, le valutazioni né i presupposti di fatto e diritto alla base del piano", esprimendo il timore di "conseguenze concrete e forse irreversibili" per l'Isola.

Per queste ragioni, la Regione ha chiesto formalmente accesso a una serie dettagliata di documenti. Tra questi figurano gli atti di individuazione dei tre istituti sardi destinati ad accogliere i detenuti, gli studi e le relazioni tecniche sui criteri di scelta e sulla distribuzione dei detenuti in regime di 41 bis tra le diverse regioni e istituti penitenziari, nonché i provvedimenti di programmazione infrastrutturale, logistica e di personale necessari per l'effettiva attuazione del piano.

La richiesta, formulata invocando le prerogative statutarie e costituzionali della Regione e il principio di leale collaborazione istituzionale, sembra costituire la base per un ulteriore e più ampio ricorso, le cui forme e termini sono ancora da definire, eventualmente anche alla stessa Corte Costituzionale.