A Torino, il 27 settembre 2026, si è tenuto un presidio dei sostenitori della Tav, un’iniziativa promossa da Mino Giachino. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa duecento persone nel capoluogo piemontese, è stata esplicitamente dedicata alla condanna della violenza come strumento di azione politica. Giachino ha chiarito il messaggio centrale dell'evento, affermando con decisione: “Oggi diciamo no alla violenza. La violenza non può essere concepita come mezzo di azione politica”. Il raduno si è focalizzato sul delicato tema dei cantieri della Torino-Lione in Val di Susa, evidenziando una chiara presa di posizione contro gli atti di aggressione e sabotaggio.

Giachino ha tracciato un parallelo tra l'attuale mobilitazione e le precedenti grandi manifestazioni a favore della Torino-Lione. Ha ricordato come nel 2018 la prima di queste iniziative avesse radunato oltre 30.000 persone, seguita da un'altra nel 2019 con circa 20.000 partecipanti. Tuttavia, ha sottolineato una differenza sostanziale nelle motivazioni. Se in passato la Tav era considerata "politicamente a rischio", con la possibilità che un governo potesse bloccare l'opera, oggi il presidio del 27 settembre 2026 assume un significato diverso. L'obiettivo primario è ora la ferma condanna degli assalti ai cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa, un tema che riflette una mutata urgenza e preoccupazione.

La condanna degli assalti ai cantieri

Durante il suo intervento, Mino Giachino ha posto l'accento sull'attacco del 25 luglio, descrivendolo come un "episodio violento mai visto prima". Questo riferimento diretto agli assalti ai cantieri della Torino-Lione in Val di Susa ha evidenziato la gravità della situazione. Il promotore del presidio ha espresso profonda preoccupazione in vista dell'apertura del cantiere nella Piana di Susa, dove il numero di operai è destinato a crescere significativamente, passando da 50 a circa 1000. Tale incremento, ha spiegato Giachino, solleva seri interrogativi sulla capacità di garantire l'ordine pubblico e la sicurezza attorno all'infrastruttura, rendendo la questione della violenza ancora più pressante.

Con fermezza, Giachino ha ribadito l'inammissibilità della violenza come strumento di azione politica. Ha inoltre criticato aspramente la tendenza di "alcuni magistrati" a considerare gli atti di sabotaggio come "fatti ordinari", definendo tale valutazione "gravissima". Il suo discorso si è concluso con un forte richiamo ai principi fondanti della nazione: “Nella democrazia nata dalla Resistenza con la Costituzione repubblicana, la violenza non è assolutamente ammissibile”. Ha poi esteso il suo ragionamento, sottolineando l'importanza di distinguere tra "avversari politici" e "nemici", un concetto fondamentale per il dibattito democratico. A completare la sua riflessione, ha citato l'idea di De Gasperi sulla diversità come ricchezza, evidenziando la necessità di un confronto civile e rispettoso.

La partecipazione al presidio torinese

Il presidio dei sostenitori della Tav a Torino si è svolto in una location simbolica, proprio davanti al municipio cittadino. La partecipazione ha confermato le stime iniziali, con circa duecento partecipanti che si sono riuniti per esprimere il loro messaggio. Questo numero, sebbene inferiore alle grandi mobilitazioni del passato, ha comunque rappresentato un segnale chiaro di adesione alla causa e di condanna della violenza, in linea con le dichiarazioni del promotore Mino Giachino.