A New York, il 22 settembre 2026, Donald Trump ha inviato un messaggio diretto a Vladimir Putin: «Mettere fine alla guerra». La dichiarazione è giunta in risposta a una domanda sul suo intento per il leader russo, ponendo l'accento sul conflitto in Ucraina, tema centrale degli incontri internazionali in corso nella città statunitense.

La diplomazia a New York

La frase di Trump, chiara indicazione sulla conclusione del conflitto, ha segnato la giornata. Nello stesso contesto, Volodymyr Zelenskyy è negli Stati Uniti per incontri con leader globali, incluso il presidente statunitense, a margine dell’Assemblea generale dell’ONU.

Vladimir Putin non è atteso all'evento annuale. La presenza di Zelenskyy si inserisce in un contesto diplomatico cruciale, legato alla guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina, un conflitto pluriennale. L'appello di Trump a porre fine alla guerra risuona con l'obiettivo di molti leader riuniti a New York.

Il conflitto e le sue ripercussioni globali

Mentre la diplomazia è attiva, sul fronte gli scambi di attacchi tra Russia e Ucraina proseguono. Le forze russe hanno bombardato regioni ucraine con missili e droni, causando cinque vittime. Le forze ucraine hanno danneggiato una raffineria russa. La linea del fronte rimane sostanzialmente invariata. Gli effetti della guerra vanno oltre il campo militare: le stime indicano perdite militari elevate, oltre 500.000 per la Russia e altrettante per l'Ucraina, con 140.000 morti.

Gli attacchi alle raffinerie russe, in risposta ai colpi di Mosca alla rete elettrica ucraina, hanno avuto ripercussioni sui mercati energetici internazionali, contribuendo a carenze di diesel e a un aumento dei prezzi. La riduzione delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz si inserisce in questo complesso quadro.