Roma, 24 ottobre 2026 – Il presidente dell'Anm, Giuseppe Tango, ha duramente criticato il nuovo decreto sicurezza, definendo "miope" la scelta di rispondere ai fatti di cronaca con l'introduzione di nuovi reati e l'inasprimento delle pene. Durante la relazione al Comitato direttivo centrale, Tango ha sottolineato l'inadeguatezza di tale impostazione penale di fronte a fenomeni sociali complessi e a episodi contingenti.
Critiche all'approccio penale: aule intasate e problemi irrisolti
Tango ha contestato la tendenza a trasformare fatti di cronaca e problemi sociali in nuove fattispecie penali o in aumenti di pena.
Questa impostazione, legata al nuovo decreto sicurezza, rischia di compromettere il funzionamento della giustizia, sovraccaricando le aule giudiziarie e aggravando le condizioni negli istituti di pena. Il presidente ha definito tale approccio una "scorciatoia" che "non risolve i problemi" alla radice, poiché non interviene sulle cause profonde dei fenomeni e appesantisce il sistema giudiziario.
La critica si estende al rischio di aggravare le criticità del sistema penitenziario. La questione non è una valutazione astratta della sicurezza, ma la scelta di affidare la risposta a strumenti penali nuovi o più severi. La creazione di nuovi reati e l'aumento "sconsiderato" delle pene sono visti come misure incapaci di affrontare la complessità dei fenomeni.
Strategie efficaci: oltre la mera punizione
Tango ha condannato fermamente atti vandalici, violenze e devastazioni, esprimendo solidarietà agli agenti feriti. Ha distinto chiaramente la condanna dei comportamenti violenti dalla valutazione degli strumenti legislativi. Il presidente dell'Anm ha ribadito l'importanza di indagare le cause dei fenomeni e di individuare strategie di contrasto efficaci, non riducendo la questione a una "risposta solo emergenziale".
L'appello si estende al disagio giovanile e ai reati minorili. Tango ha contestato una logica "emergenziale e meramente punitiva", ritenendola inadeguata a risolvere problemi complessi.