Il Consiglio regionale della Campania ha dibattuto una mozione sul divieto di burqa e niqab, proposta da Gennaro Sangiuliano (FdI) per scuole, luoghi di lavoro e contesti sociali. A Napoli, il 6 ottobre 2026, l'assessora Claudia Pecoraro ha criticato l'impostazione, sostenendo che la libertà femminile non si tuteli con divieti sull'abbigliamento.
Pecoraro ha basato l'intervento su dignità, uguaglianza, libertà personale e religiosa. La sua posizione chiave: "la libertà delle donne non si difende decidendo al posto loro". Ha distinto il contrasto alla coercizione dall'imposizione statale, poiché una costrizione non deve sostituirne un'altra pubblica.
La visione dell’assessora Pecoraro sulla libertà
Nel suo intervento, Pecoraro ha enfatizzato la necessità di contrastare ogni costrizione subita dalle donne. Ha distinto l'aiuto a chi subisce costrizioni dal divieto legale di un indumento. La libertà comprende la scelta di indossare o meno il velo, e di chiedere aiuto se non autonoma.
L'emancipazione femminile, per Pecoraro, passa per istruzione, autonomia economica, servizi, prevenzione della violenza, consapevolezza dei diritti ed educazione alle relazioni. Il focus è proteggere la capacità delle donne di scegliere liberamente, senza pressioni.
Dettagli della mozione sul divieto di burqa e niqab
La mozione, intitolata "Divieto all’uso del burqa e del niqab", è stata registrata negli atti del Consiglio regionale della Campania con il numero 70, in data 24 settembre 2026.
L'atto, classificato come mozione, è stato emesso dalla Direzione generale Attività legislativa.
I firmatari della mozione includono Gennaro Sangiuliano, Assunta Panico, Livio Petitto, Raffaele Maria Pisacane, Leonilde Romano, Michela Rostan e Vinczo.