La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, delegata ANCI alle Politiche per la pace, ha proposto il 9 ottobre 2026 a Perugia la creazione di un cantiere permanente dedicato ai temi della pace. L’intervento è avvenuto all’Assemblea degli enti locali per la Pace, in corso nel capoluogo umbro, con l’obiettivo di coinvolgere Comuni, università, organizzazioni della società civile e istituzioni in un percorso comune.
La proposta mette al centro la responsabilità delle istituzioni locali nella costruzione della pace. Ferdinandi ha collegato questo lavoro a giustizia sociale, diritti e riduzione delle disuguaglianze, indicando la pace come materia di politiche pubbliche e non solo come richiamo ideale.
Nel suo intervento ha affermato: “La pace non è un’utopia, né un’aspirazione ingenua di chi non comprende la complessità del mondo”.
Percorso ANCI
La sindaca ha indicato un impegno personale, nel ruolo di delegata nazionale ANCI alle Politiche per la pace, per promuovere insieme all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani un percorso capace di valorizzare l’eredità richiamata nel suo intervento e di dare forma a un cantiere permanente. Il coinvolgimento riguarda le amministrazioni locali di tutto il Paese, le organizzazioni della società civile e le realtà impegnate nella promozione dei diritti e della solidarietà.
Ferdinandi ha richiamato la necessità di contrastare la progressiva normalizzazione della guerra e di restituire alla costruzione della pace una centralità nell’azione politica.
Nel suo intervento ha fatto riferimento alla sofferenza, alle immagini degli ospedali bombardati a Gaza e ai bambini che muoiono di fame, collegando il tema alla capacità di riconoscere la dignità umana e alle basi della convivenza.
Pace: diritti, città e scuole
Nel passaggio dedicato alle scelte pubbliche, la sindaca ha legato il cantiere permanente alle politiche quotidiane nelle città, nelle scuole e nelle istituzioni. La pace, ha spiegato, deve tradursi in decisioni, risorse e politiche pubbliche. L’impostazione è stata collegata alla lezione di Aldo Capitini e al dovere, rivolto in particolare alle nuove generazioni, di non tradire la loro intransigenza verso la pace.