Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha espresso la sua posizione sull’ipotesi di istituire un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Bologna. L'intervento segue l'annuncio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardo la volontà del governo di creare sei nuove strutture di questo tipo in Italia. La discussione si concentra sulla possibilità che una di queste venga collocata specificamente nel capoluogo emiliano-romagnolo.
De Pascale ha collegato l’indicazione diretta di Bologna a una chiara dinamica di campagna elettorale.
Ha sottolineato come, a differenza di altri casi in cui si fa riferimento a destinazioni regionali generiche, per l'Emilia-Romagna sia stata nominata una città precisa. La sua critica si estende anche ai tempi dell’iniziativa governativa, evidenziando come molte decisioni significative stiano emergendo solo negli ultimi sei mesi, dopo quattro anni di attività. Pur dichiarando disponibilità al confronto e al dialogo, ha definito la modalità adottata come tipica di una strategia pre-elettorale.
La posizione del Comune di Bologna
Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, è intervenuto sulla questione, adottando una linea di cautela. Lepore ha dichiarato che commenterà la notizia solo dopo aver ricevuto una comunicazione istituzionale formale, precisando che, al momento, il Comune non ha ricevuto alcuna indicazione ufficiale.
Il sindaco ha espresso difficoltà a pronunciarsi su elementi non ancora noti, ribadendo che "al momento non ci è stato detto nulla".
Il punto cruciale per il sindaco riguarda il canale istituzionale della comunicazione. Sebbene la discussione politica sia scaturita dall’ipotesi di localizzare a Bologna una struttura legata al piano nazionale sui Cpr, l'amministrazione comunale non ha ancora ricevuto un riscontro diretto. La posizione del Comune resta pertanto vincolata all'arrivo di atti o informazioni ufficiali.
Il contesto dei Cpr in Emilia-Romagna
Il tema dei Cpr in Emilia-Romagna non è nuovo. Già il 26 agosto 2026, l'argomento era emerso in relazione a una possibile struttura nella regione, con Bologna tra le località ipotizzate nel dibattito. In quel frangente, era stata richiamata una lettera inviata a febbraio dal ministro dell'Interno.