Il senatore brasiliano Flávio Bolsonaro ha reso noto il 26 ottobre 2026 di essere stato convocato dalla Polizia Federale per la consegna dei propri passaporti. Il provvedimento è giunto a seguito di una sua visita al padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che si trova attualmente agli arresti domiciliari. La notizia, diffusa da San Paolo alle 21:23, segue di poco la sconfitta elettorale contro Lula nelle recenti elezioni presidenziali, un contesto che ha evidentemente amplificato l’attenzione sulla vicenda.
Flávio Bolsonaro ha comunicato l’accaduto attraverso i propri canali social, spiegando che gli agenti lo hanno intercettato mentre lasciava l’abitazione del padre.
Nel suo messaggio, il senatore ha dichiarato esplicitamente: “Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”. Questa affermazione evidenzia i due punti cruciali del provvedimento: la richiesta di consegna dei documenti di viaggio e l’imposizione di un divieto di espatrio, misure adottate immediatamente dopo l’incontro con Jair Bolsonaro, che è soggetto a restrizioni domiciliari.
La consegna dei documenti e le restrizioni imposte
Le misure disposte riguardano specificamente sia il passaporto comune sia il passaporto diplomatico di Flávio Bolsonaro. La consegna di entrambi i documenti è stata imposta con un termine di 24 ore, in ottemperanza a una decisione del ministro Alexandre de Moraes, membro del Supremo Tribunal Federal.
Il senatore è stato formalmente intimato dalla Polizia Federale nella mattinata del 26 ottobre 2026, mentre si trovava a Brasília e stava uscendo dalla residenza paterna. Oltre al divieto di lasciare il territorio brasiliano, il provvedimento include anche l’interdizione a comunicare con l’avvocato Willer Tomaz, aggiungendo un ulteriore livello di restrizione alle sue attività.
Flávio Bolsonaro ha collegato direttamente questo provvedimento a una precedente dichiarazione del fratello, Eduardo Bolsonaro, ex deputato federale. Il 23 ottobre 2026, Eduardo aveva suggerito che il senatore avrebbe dovuto lasciare il Paese in caso di esito negativo delle elezioni. Nonostante questa attribuzione, Flávio Bolsonaro ha categoricamente smentito di aver mai avuto l’intenzione di lasciare il Brasile e ha confermato che si conformerà all’ordine, consegnando i passaporti come richiesto.
Le informazioni disponibili sottolineano come la convocazione della Polizia Federale sia strettamente correlata alla richiesta di consegna dei documenti e alle limitazioni personali imposte dal provvedimento giudiziario.
Il quadro giudiziario e le indagini in corso
Il senatore Flávio Bolsonaro risulta formalmente indagato nell’ambito di un’inchiesta condotta dal Supremo Tribunal Federal. Questa indagine è collegata, tra gli altri aspetti, al film intitolato Dark Horse. Il provvedimento che ha portato alla richiesta dei passaporti e al divieto di espatrio si inserisce in un contesto più ampio di verifiche e accertamenti giudiziari che coinvolgono il senatore, delineando un quadro complesso di questioni legali.