Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso a Istanbul, il 23 ottobre 2026, una chiara e ferma contrarietà all’annuncio del premier israeliano Benjamin Netanyahu riguardante una potenziale chiusura totale della Cisgiordania. Tajani ha evidenziato come la vera sicurezza di Israele sia intrinsecamente legata alla realizzazione di una prospettiva concreta per uno Stato palestinese, che possa vivere in pace e sicurezza accanto a Israele. In questo contesto, il ministro ha categoricamente affermato che colpire indiscriminatamente la popolazione palestinese non rappresenta una soluzione efficace per garantire la sicurezza a lungo termine di Israele.

L’intervento di Tajani è stato inaugurato da una formula estremamente netta e diretta: “Non siamo d'accordo”. Questa dichiarazione perentoria si riferisce esplicitamente all’ipotesi di un blocco completo della Cisgiordania, un territorio che si trova costantemente al centro delle discussioni e delle preoccupazioni internazionali. Il ministro ha ribadito la posizione favorevole dell'Italia alla possibilità che il popolo palestinese possa finalmente realizzare il proprio diritto all'autodeterminazione, dando vita a un proprio Stato. Tale obiettivo, ha precisato, deve essere perseguito in un quadro di convivenza pacifica con Israele, con la contestuale e imprescindibile garanzia della sicurezza israeliana.

La posizione sulla Cisgiordania e la sicurezza

Nel suo approfondimento dedicato alla situazione in Cisgiordania, il ministro Tajani ha tracciato una distinzione fondamentale tra la legittima esigenza di garantire la sicurezza di Israele e l'adozione di misure punitive o restrittive dirette contro l'intera popolazione palestinese. Ha citato, con particolare enfasi, la situazione dei villaggi cristiani pacifici, inserendo la loro vulnerabilità nel più ampio ragionamento sulle gravi e inaccettabili conseguenze di qualsiasi azione che colpisca indiscriminatamente la popolazione civile palestinese. Il messaggio centrale del suo intervento è rimasto la decisa contrarietà al blocco annunciato da Netanyahu e il rifiuto categorico di una visione della sicurezza che si basi su pressioni e sofferenze imposte alla popolazione palestinese.

Tajani ha sottolineato con forza che la sicurezza di Israele è un obiettivo primario e irrinunciabile che deve essere garantito, ma ha escluso in modo categorico che tale obiettivo possa essere raggiunto attraverso azioni che vadano a colpire direttamente i palestinesi. Nelle sue dichiarazioni, la prospettiva di uno Stato palestinese è stata presentata non come un elemento separato, ma come una componente essenziale e interconnessa alla convivenza con Israele e al tema della sicurezza regionale. Il riferimento specifico ai villaggi cristiani si inserisce in questo medesimo contesto, rafforzando il rifiuto di misure che possano coinvolgere e danneggiare comunità pacifiche e innocenti.

Hamas, Gaza e la stabilità regionale

Un secondo e altrettanto significativo passaggio dell’intervento di Tajani ha riguardato la questione di Hamas e la situazione nella Striscia di Gaza. Il ministro ha affermato con chiarezza: “Bisogna disarmare Hamas”. Questo imperativo è stato inserito in un ragionamento più ampio che richiama la necessità imprescindibile di raggiungere una piena stabilità a Gaza e di mettere definitivamente fuori gioco i terroristi attraverso un disarmo totale e verificabile. Tajani ha presentato questi elementi come parti distinte ma profondamente collegate al tema generale della sicurezza e alla visione strategica di lungo periodo, che include il riconoscimento dell’importanza cruciale di dar vita a uno Stato palestinese.

Solo attraverso un approccio che integri sicurezza, stabilità e riconoscimento dei diritti, ha implicitamente suggerito il ministro, sarà possibile costruire un futuro di pace duratura nella regione.