Un giudice federale dell'Alaska ha respinto la causa avviata dal dipartimento di Giustizia. L'azione mirava a bloccare la certificazione dei voti qualora il candidato repubblicano al Senato, Dan Sullivan, avesse perso. La corsa al Senato in Alaska è finita al centro di un dibattito per un caso di omonimia tra il senatore uscente e un altro candidato con lo stesso nome. La causa intendeva impedire l'ufficializzazione del risultato in caso di sconfitta per Dan Sullivan, sostenendo che la presenza sulla scheda di un secondo candidato, Dan J. Sullivan, fosse un tentativo democratico di confondere gli elettori e sottrarre voti al repubblicano.
La decisione della giudice Sharon Gleason
La giudice federale Sharon Gleason ha emesso una sentenza di rigetto per l'azione legale del dipartimento di Giustizia. Il provvedimento ha riguardato la richiesta di bloccare la certificazione della corsa al Senato in Alaska, qualora il candidato repubblicano Dan Sullivan avesse subito una sconfitta. Il governo aveva sostenuto che la presenza sulla scheda di un altro candidato con nome quasi identico, Dan J. Sullivan, potesse indurre in errore gli elettori.
La giudice Gleason ha ritenuto il rimedio richiesto impraticabile. Molti voti erano già stati espressi e mescolati. Ciò rendeva impossibile separarli senza compromettere la segretezza del voto. La valutazione della giudice ha avuto un impatto diretto sulla richiesta di distinguere i voti.
Il caso dei due Sullivan
Il cuore della vicenda è l'omonimia tra il senatore repubblicano in carica, Dan Sullivan, e l'altro concorrente, Dan J. Sullivan, presente nella competizione per il Senato. La coesistenza di due nomi simili sulla scheda elettorale ha innescato una disputa giudiziaria e politica in Alaska. Le accuse repubblicane sostenevano che il secondo candidato fosse stato utilizzato per generare confusione tra gli elettori e per deviare voti dal conservatore.
Lo Stato dell'Alaska e la campagna di Mary Peltola avevano sostenuto che la causa fosse priva di fondamento legale e costituisse un'indebita interferenza. Questa opposizione ha rafforzato la posizione della giudice nel respingere la richiesta del dipartimento di Giustizia, evidenziando la complessità di un intervento significativo nel processo elettorale.