Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha ribadito la ferma intenzione del governo di procedere con il decreto che stabilisce un tetto per gli studenti stranieri nelle scuole. La dichiarazione, rilasciata a Roma il 3 novembre 2026, alle 20:10, giunge come risposta alle osservazioni dell’Unione europea sul provvedimento. Valditara ha affermato con decisione: “Il problema non esiste. Il governo va avanti senza esitazioni”, delineando così la posizione dell’esecutivo sulla misura.

Valditara ha ribadito con forza che l’istruzione non rientra tra le competenze esclusive dell’Unione europea, collegando direttamente il decreto all’obiettivo primario di una più efficace integrazione scolastica.

La misura, nella sua formulazione attuale, è specificamente indirizzata agli studenti stranieri che non possiedono una conoscenza adeguata della lingua italiana. Secondo il ministro, è proprio questo elemento distintivo a escludere qualsiasi carattere discriminatorio della norma, in quanto il criterio fondamentale su cui si basa è la competenza linguistica effettiva e non la semplice nazionalità o la presenza di alunni stranieri all'interno delle classi.

Obiettivi del provvedimento e criterio linguistico

Il ministro ha presentato il tetto come uno strumento volto a favorire l’integrazione scolastica, evidenziando come, in numerosi Paesi europei, gli studenti stranieri di primo arrivo siano inseriti in classi dedicate.

Questo parallelo serve a inquadrare la proposta italiana in un contesto più ampio di gestione dell’inserimento scolastico per gli alunni che giungono nel Paese senza una conoscenza adeguata della lingua locale.

Già il 22 settembre 2026, Valditara aveva posto l’accento sulla conoscenza dell’italiano quale fulcro del provvedimento. In quell’occasione, aveva chiarito che le limitazioni sarebbero state applicate agli studenti neoarrivati con insufficiente padronanza della lingua italiana, escludendo invece gli alunni che avessero già frequentato la scuola dell’infanzia o completato con successo alcuni anni di percorso scolastico. Era stato inoltre specificato che le medesime norme si estenderebbero anche agli studenti in possesso di passaporto europeo, qualora non rispettassero i criteri linguistici stabiliti.

Dati sulle classi e distinzioni

Secondo le indicazioni fornite da Valditara, le classi in cui la percentuale di studenti stranieri neoarrivati con scarsa conoscenza dell’italiano supera il 20% ammontano a poco meno di un migliaio, prevalentemente nella scuola primaria. Il ministro ha tenuto a distinguere questa cifra dalle 34.000 classi che contano almeno il 30% di alunni.