Chi vive la città da pedone o da motociclista conosce bene il fenomeno del dissesto delle strade. Sporcizia, degrado, buche. Proprio queste ultime rappresentano, oltre che un motivo di scarso decoro, anche un rischio concreto per chi si muove. Asflato che cede, crepe, vere e proprie voragini che si aprono da un giorno all'altro. La cosa però è intollerabile se si pensa al giro milionario di appalti per la manutenzione delle strade. Buone notizie però, anche se purtroppo la notizia si lega ad un evento drammatico, per i pedoni romani e di conseguenza di tutta Italia. Un imprenditore, Luigi Martella, definito il ras dell'asfalto romano, è stato, notizia de Il Messaggero di oggi venerdì 20 maggio, rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo.

Di cosa si tratta?

Francesco Fortuna, l'anziano morto per essere caduto in una buca

Accanto agli episodi illeciti di furti di tombini, che scoperchiano letteralmente le strade della capitale, Roma vive anche il disagio delle buche. Disagio che in questo caso si è trasformato in tragedia. Nel 2012 il signor Francesco Fortuna, uscito per la sua consueta passeggiata nel quartiere di Centocelle, aveva incredibilmente perso la vita per essere caduto in una buca. Il signor Francesco rimase in terapia intensiva a causa del violento colpo preso in testa per più di un mese. Poi, la morte. Sono episodi, quelli delle cadute a Roma, purtroppo molto, troppo frequenti. Si aprono continuamente (soprattutto dopo giorni di pioggia) vere e proprie voragini che rappresentano trappole mortali per i pedoni.

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Non si può però negare che se il manto stradale fosse rifatto a regola d'arte, questi episodi non si verificherebbero. E' quello che deve aver pensato anche il giudice per le indagini preliminari Riccardo Amoroso alla fine dell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Mario Ardigò, per la quale ha rinviato a giudizio Luigi Martella.

Il dissesto delle strade romane, da oggi una nuova tutela

Chi vive a Roma, come del resto in tutta Italia, conosce bene l'annosa questione del fenomeno buche. Camminare per strada, sia come pedoni sia come ciclisti o motociclisti, rappresenta oggi giorno un rischio. Chi paga per questi incidenti? Come si può dimostrare che l'incuria di chi dovrebbe tutelare le nostre strade può arrivare a causare danni se non addirittura decessi? E' quello che si prefigge di capire l'inchiesta a carico di Martella, l'uomo già accusato di corruzione in merito all'incarico avuto dal Campidoglio per la manutenzione del tratto di strada in cui è morto il signor Francesco.

Speculazioni sugli appalti e sulla vita dei romani 

L'accusa è grave: mazzette distribuite in Municipio e in Campidoglio per vincere gli appalti e fuggire ai controlli sui lavori effettuati. Ci si chiede, alla notizia dei corsi antistress per i dipendenti del Campidoglio stesso, fino a dove arrivi la corruzione che infetta chi ha nelle sue mani la responsabilità della vita dei cittadini? Lo dice il pm Ardigò, quando afferma che Martella, assieme al suo capocantiere Andrea Manzo, non avrebbe "disposto le opportune opere per eliminare il pericolo cagionando la morte del pedone".  Si sarebbe cioè pagato per vincere l'appalto di manutenzione della strada, e questo già rappresenta un reato.

Oltretutto però quei lavori, vinti in modo illecito, non si sarebbero nemmeno eseguiti bene, arrivando a corrompere chi doveva vigilare sul lavoro fatto. Un giro di soldi in fondo. Che però è costato la vita al signor Francesco, colpevole di aver voluto fare una passeggiata in quella strada che amava tanto e che ha rappresentato la causa della sua morte. Una morte inaccettabile.   

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REGOLE CERTE PER GLI APPALTI E PUNTUALITÀ DEI LAVORI

L’emergenza delle strade e dei marciapiedi percorsi quotidianamente dai cittadini romani, ormai, purtroppo, non fa più notizia. Ho più volte sostenuto che si tratta non solo di una questione di degrado e disagio, ma di sicurezza, proprio per evitare tragedie come quella che si è verificata a Centocelle qualche anno fa. Sia i lavori di manutenzione che la realizzazione di opere ex novo a Roma devono avere degli standard qualitativi elevati. I contorni della tragedia di Centocelle, sono poco chiari e si ipotizza anche un giro di mazzette per l'aggiudicazione di appalti. Tutto questo è inaccettabile e non si verificherà più. È necessaria una rivoluzione etica, morale e civica che parta dalla politica e coinvolga amministrazione e cittadini romani. Il malaffare ha prosperato per troppo tempo grazie a procedure opache, all’emergenza istituzionalizzata, a gare mai bandite, ad affidamenti diretti ingiustificati, alle proroghe infinite. Tutto questo sarà spazzato via dall’applicazione di regole per appalti trasparenti, tempi certi e pagamenti puntuali.