Da due mesi senza stipendio e dopo aver ascoltato decine di promesse non mantenute, questa mattina gli autisti della Roma Tpl, l'azienda di trasporto pubblico che gestisce le linee della periferia romana, si sono recati regolarmente al lavoro, ma non sono usciti con i mezzi pubblici dai depositi di via della Maglianella e di via Raffaele Costi. Ciò ha provocato e provocherà notevoli disagi all'utenza, rendendo impossibile, per molti pendolari, recarsi al lavoro o a scuola. Inoltre la protesta non farà altro che acuire la tensione tra maestranze e azienda anche perché, per il prossimo 11 Maggio, è programmato uno sciopero generale del servizio di trasporto pubblico.

Ma, come abbiamo detto, i lavoratori della Roma Tpl sono ormai talmente esasperati e in difficoltà economiche, anche gravi, che non hanno voluto aspettare la giornata ufficiale per manifestare il loro disagio e la loro protesta.

Da quanto si è potuto appurare in loco, in quanto non è stato diramato nessun tipo di avviso, le linee che non circolerebbero assolutamente sarebbero circa una cinquantina come a solo titolo esemplificativo le linee 892-912-982-985-992-993-999. Mentre alcune linee circolano nonostante la protesta ma le corse sono ridotte e dovrebbero essere, sempre a titolo di esempio, lo 024-025-036-078-710-711-908-998.

Una situazione che si protrae ormai da anni

La Roma Tpl gestisce circa un quarto di tutto il trasporto pubblico del Comune di Roma, ma lavorava in deroga: infatti, fino a poco tempo fa, non era stato ancora predisposto il Durc.

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E di conseguenza, dato che periodicamente si trova in difficoltà nel pagare gli stipendi, il Comune deve intervenire per tamponare, in qualche modo, la situazione e attendere lo sblocco dei fondi pubblici destinati all'azienda, che può quindi accreditarli alle maestranze. E questo avviene ormai da anni, indipendentemente dal colore politico dell'amministrazione comunale. Il Durc è stato, poi, ottenuto e il Comune lo scorso autunno ha potuto versare il dovuto all'azienda, che però ha potuto soltanto saldare i contributi arretrati e pagare gli stipendi fino a marzo di quest'anno. Ma il problema si è ripresentato nuovamente. E mentre azienda e Campidoglio si rimpallano le responsabilità: infatti, da una parte il Campidoglio chiede gli elenchi per pagare e dall'altra l'azienda è bloccata dai controlli fiscali. Fatto sta che i lavoratori continuano a stare senza stipendio e gli utenti senza servizio.