Nelle patologie autoimmuni i linfociti T hanno da sempre un ruolo fondamentale e questo resta un dato di fatto. Si è sempre pensato che a scatenare tali malattie fosse una patologica proliferazione dei linfociti T e la conseguente aggressione all'organismo da parte del sistema immunitario. Dopo un approfondito studio, l'immunologo Mark Davis a maggio 2015, pubblica i risultati della sua ricerca sulla rivista scientifica 'Immunity' ribaltando così il conosciuto processo.

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Il sistema immunitario non attacca l'organismo

Appare sconvolgente quest'affermazione eppure l'immunologo Davis ne è convinto. Sembra infatti che grazie alle indagini sull'immunità, condotte su esseri umani e topi, abbiano scoperto un'insospettata quanto elevata presenza di linfociti T per tutta l'età adulta. Il fatto che vi siano non significa però che sia facile attivarli ma significa che esiste almeno un processo per impedirgli di attaccare le cellule dell'organismo stesso.

Questa scoperta accende un vero dibattito e apre nuovi orizzonti

Molti scienziati sono intervenuti su questo punto con idee a volte discordanti fra loro: alcuni concordano sul fatto che l'organismo 'stordisca' i linfociti T autoreattivi ma non li elimini; altri pensano invece che l'organismo li 'mantenga' poiché utili e capaci di distinguere e distruggere le cellule dannose; altri ricercatori addirittura ritengono attualmente impossibile discernere con certezza tra cellule buone e cellule cattive. Comunque si voglia interpretare l'interessante risultato di questa ricerca, i linfociti autoreattivi, secondo gli studi portati a termine, potrebbero avere un ruolo suggestivo persino in campo oncologico, grazie all'immunoterapia.

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Per arrivare a questo, lo stesso Davis, ammette che bisognerà capire bene il processo prima di dichiarare 'affidabile' l'immunoterapia. La dichiareranno tale nel momento in cui sarà compreso il modo in cui indurre i linfociti T ad attaccare solo le cellule tumorali preservando quelle sane.

Il sistema immunitario e le malattie scatenanti

In attesa che i ricercatori compiano il miracolo e mettano un punto sul ruolo linfocitario, vi sono altri studi che interessano le patologie autoimmuni.

  • Sul diabete di tipo 1 si sta cercando più che altro di trovare un cosiddetto sistema di ripristino della normale produzione d'insulina nel soggetto diabetico, negli Stati Uniti hanno addirittura tentato un nuovo tipo di trapianto cosiddetto 'biotech'.
  • Sul lupus purtroppo al momento non giungono notizie rispetto a nuove tecniche terapeutiche se non quelle conosciute e messe a punto.
  • Sull'alopecia areata sono state invece condotte numerose scoperte che in qualche modo si ricollegano agli studi dell'immunologo Davis. Infatti, con un procedimento di ricerca simile, la 'Columbia University' ha scoperto e distinto ben 8 geni responsabili dell'alopecia areata, malattia autoimmune che porta alla caduta e completa perdita dei capelli. L'individuazione di questi geni è risultata fondamentale anche nelle altre patologie autoimmuni come quelle menzionate e nella psoriasi. Da questi geni scoperti si è potuto rintracciare il recettore responsabile, e trovato l'agente patogeno, i nuovi farmaci hanno cominciato a proliferare. 

Se resta vero che i linfociti hanno un ruolo determinante nelle malattie autoimmuni è pur vero che le nuove scoperte ci fanno riflettere su quale esso sia.

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