La Genesi narra che la superbia dell’uomo nel costruire la Torre di Babele fu colpita da una maledizione, per cui l’armonia dell’umanità, in cui la Terra aveva una sola lingua e le stesse parole, fu disfatta dal Signore che confuse le lingue di tutte il pianeta, affinché gli esseri umani non si potessero più comprendere più l’un l’altro (Gen. 11,1-9).

Da quel momento non siamo più stati capaci di utilizzare lo stesso linguaggio e, di conseguenza, è diventato impossibile avere una visione comune di ciò che percepiamo con i nostri sensi.

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Una nuova scoperta scientifica potrebbe darci la capacità di superare il problema della mancata comprensione delle lingue "context sensitive", e soprattutto potrebbe dare una grande opportunità a tutti coloro che non riescono ad esprimere con le parole i propri pensieri. Inoltre, dovrebbe diventare possibile comprendere qualsiasi lingua straniera.

La mappa del dizionario del nostro cervello sarebbe in grado di dare risposte al dubbio di Cartesio, che portò alla famosa espressione “Cogito ergo sum” e alla formulazione di fantasiose risposte inerenti la ghiandola pineale.

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L'innovativa ricerca statunitense

L’Università di Berkeley ha condotto un esperimento, nel corso del quale sette volontari hanno ascoltato per oltre due ore la trasmissione "Moth Radio Hour" dentro uno scanner di immagini a risonanza magnetica, che riprendeva il loro cervello.

Gli scienziati di Berkeley, in base alla ricerca, hanno realizzato un "atlante semantico" che mostra in vari colori e in più dimensioni come il cervello organizza il linguaggio.

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Scienza

La mappa identifica le aree dell'organo che si attivano all’ascolto di parole con significati simili. In tal modo è stato possibile realizzare una "cartina" delle nostre rappresentazioni semantiche, analizzate con algoritmi "data driven" per comprendere i processi di acquisizione cognitiva.

La ricerca è stata condotta da Alex Huth, ricercatore in neuroscienze all’Università di Berkeley. Per prima cosa si è scoperto che il linguaggio occupa un terzo dell’area della nostra corteccia cerebrale. La mappa realizzata dagli studiosi mostra che le parole vengono “rappresentate” in diverse aree del nostro cervello, a seconda del significato semantico che possono assumere in un determinato contesto, e non in base ad un semplice suono e ad una composizione ortografica.

Dice Huth: "i nostri modelli semantici sono efficaci nel predire risposte al linguaggio di larghe aree della corteccia, ma possiamo ottenere un'informazione di dettaglio che ci dica cosa è rappresentato in ogni area del cervello”.

Questa scoperta potrebbe dar voce a chi non può parlare, come le vittime di ictus, di danni cerebrali o di degenerazioni motoneuronali, come nel caso di ALS (pensiamo a Stephen Hawking).

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Inoltre renderebbe possibile la traduzione in qualsiasi lingua, attingendo le informazioni necessarie direttamente dal cervello.

Un altro quesito che questa ricerca potrebbe risolvere, riguarda la reazione che abbiamo di fronte alla conoscenza di parole e concetti nuovi e alle modalità e meccanismi con cui immagazziniamo tali informazioni nel cervello. Questo studio, dunque, sarà in grado di aiutarci a comprendere come costruiamo la nostra immagine razionale del mondo, partendo dalle nostre percezioni sensibili? La visione delle aree attivate del cervello ci potrà aiutare?

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