Rappresenta una novità assoluta. Per la prima volta l’Ente europeo preposto al controllo dei farmaci, ha dato parere favorevole all’uso di un farmaco per la prevenzione dell’HIV. Si tratta di Truvada, commercializzato da Gilead Sciences, un farmaco ad attività antivirale, comunemente impiegato dai sieropositivi per tenere sotto controllo l’HIV.

Truvada, dalla terapia alla profilassi

Truvada è la combinazione di due farmaci, associati a dose fissa, emtricitabina (Emtriva) e tenofovir disoproxil fumarato (Viread).

Sono entrambi inibitori nucleosidici di un enzima, la transcrittasi inversa, prodotto dal virus HIV (immunodeficienza umana) - responsabile dell’Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita) - allo scopo di diffondersi in altre cellule e replicarsi. Entrambi i principi attivi sono disponibili in commercio, anche singolarmente.

Approvato inizialmente nel 2004, dall’agenzia statunitense del farmaco, l’FDA, per l’uso nella terapia dei pazienti sieropositivi all’HIV, Truvada è stato successivamente (2012) approvato per l’uso preventivo – la cosiddetta profilassi pre-esposizione (PrEP). Gli oltre 10 anni di esperienza sui pazienti dicono che il farmaco è sostanzialmente ben tollerato.

Dal 2005 è disponibile anche in Europa, ma solo per finalità terapeutica.

In realtà, Truvada, normalmente assunto con altri farmaci antivirali, non cura l'infezione da HIV, ma aiuta a mantenere l’infezione sotto controllo e a impedirne o rallentarne altre infezioni associate all’AIDS.

Dopo anni di studi clinici si arriva anche alla profilassi

Sono diversi anni che Truvada viene studiato, a scopo di profilassi, su gruppi di soggetti sani ma a maggior rischio di contrarre l’HIV, come omosessuali e tossicodipendenti.

E i risultati sono stati più che soddisfacenti; se assunto regolarmente e senza eliminare altre forme di precauzioni come l’uso del profilattico nei rapporti sessuali, la riduzione della possibilità di contrarre l’infezione va oltre il 90%.

Un lavoro pubblicato lo scorso anno (settembre 2015) sulla rivista Clinical Infectious Disease,riportava i risultati di uno studio durato 30 mesi, su un gruppo di 657 persone.

La prevenzione dall’infezione da HIV, era non inferiore al 70%. In precedenza altri studi avevano portato a conclusioni simili.

La prudenza delle Autorità regolatorie, nell’autorizzare un farmaco per la profilassi dell’HIV, nasceva dal timore che le persone, sapendo di essere protette dall’infezione, non avrebbero più usato quelle precauzioni consigliate ai soggetti potenzialmente a maggior rischio HIV, andando così a peggiorare il quadro sanitario complessivo (altre infezioni, maggiore diffusione dell’HIV).

Evidentemente ora anche i componenti del comitato Chmp considerano questi possibili rischi accettabili, per cui hanno dato parere favorevole all’approvazione del farmaco. Soprattutto considerando che gli ultimi dati disponibili dicono che le infezioni da HIV (e l’AIDS) sono in aumento in tutto il mondo. Le stime fatte da organizzazioni internazionali parlano di 35 milioni di HIV-positivi nel mondo di cui solo 17 milioni di questi pazienti riescono ad essere trattati con farmaci antiretrovirali.

Il resto, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, continuano ad avere enorme difficoltàall’accesso ai farmaci.

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