Ogni giorno le donne sono protagoniste di terribili casi di cronaca nera. Donne picchiate, violentate o addirittura uccise in cui il carnefice è nella maggioranza dei casi un familiare o un uomo con cui la vittima ha o aveva intrecciato una relazione. L'ultimo stringente caso è il femminicidio di Lucca, dove Vania Vannucchi, operatrice sociosanitaria di 46 anni, è stata bruciata viva dal suo ex, Pasquale Russo.È il caso di Caserta, dove un uomo di 55 anni ha ucciso con dodici coltellate la sua convivente e gettato il corpo in un sacco.

Sul femminicidio interviene l'APEI

Di fronte a tali vicende è intervenuta l'APEI, (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani), la quale ritiene che una possibile risposta al femminicidio sia la pedagogia. Ad analizzare il caso il presidente, Alessandro Prisciandaro, che aveva già fatto un importante intervento sull'abuso di professione educativa degli psicologi, e la dottoressa Simona Di Paolo. 'Ad oggi sono 60 i casi tra femminicidi e violenze sulle donne' così iniziano a parlare i due esperti di pedagogia.

Un fenomeno sociale in aumento e che indica una diseducazione alla 'relazione tra pari, al rispetto dell'altro e alle regole civili'.

Oggi si tende a far risalire le cause del femminicidio ad una condizione psicologica o psicotica: l'emancipazione della donna, il sentirsi rifiutato, la disperazione e la frustrazione. I 60 casi in poco più di 6 mesi potrebbero essere anche sinonimo di altro non necessariamente riconducibile ad una patologia.

Siamo di fronte ad una crisi del sistema valoriale legata ad una crescente crisi umana. L'essere umano viene depersonalizzato, visto e vissuto come oggetto da possedere e purtroppo 'spogliato di ogni umanizzazione'.

Quale possibile risposta?

L'onorevole Boschi è più volte intervenuta sull'argomento, affermando che la prevenzione alla violenza delle donne è una priorità del governo. Forse una risposta concreta è in un approccio educativo che possa gettare le basi.

La società nasce dalla scuola alla quale è stato dato il difficile compito di formare gli uomini e le donne del domani. Ultimamente, e non è un caso, si sente l'esigenza di rafforzare la presenza degli educatori nelle scuole di ogni ordine e grado, in particolare dell'infanzia.

Spesso il ruolo dei pedagogisti e degli educatori non viene riconosciuto e a volte viene anche spodestato da altri professionisti, che impropriamente prendono servizio in campi che non sono di loro pertinenza. Bisogna partire dal basso, 'ricostruendo adesione sociale sui valori che hanno fatto grande il nostro paese'. Una risposta concreta al femminicidio potrebbe essere l'ingresso degli educatori e dei pedagogisti nelle scuole e negli enti sociali al fine di 'recuperare una società allo sbando'.

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