La paura di essere diversi: possibile immaginarsi che, venendo socialmente rifiutati, si possa provare vero dolore fisico? La triste realtà è emersa a seguito degli studi condotti da Kross e collaboratori che, nel 2011, hanno scoperto il collegamento che lega uno scenario di rifiuto sociale ad un’angosciante sofferenza. Grazie all’impiego della Risonanza magnetica, strumento di imaging che permette di mappare funzionalmente le diverse aree del cervello, è stato infatti possibile apprezzare come le neocortecce ed il sistema limbico, macrostrutture coinvolte nella percezione delle afferenze fisiche dolorose, siano in realtà direttamente coinvolte anche nella percezione di dolore derivante dal venire emarginati ed esclusi.

Quanto da loro scoperto riveste, in realtà, un ruolo chiave all'interno del processo di comprensione dell'uomo poichè permette una più profonda analisi della mente umana, analisi che si era rivelata fallace in passato e che è, tutt'ora, incompleta. Immaginando uno scenario "concreto", possiamo solo vagamente figurarci le sofferenze provate, ad esempio, dai bambini vittime impotenti di veri e proprie violenze fisiche ad opera, come accaduto in questi giorni, delle loro maestre, figure che, invece di fornire aiuto ed assistenza alla loro crescita, li maltrattano e li deridono pubblicamente

Accettazione ai tempi dei social

Qual è, per antonomasia, il “luogo” dove è più semplice confrontarsi con gli altri?

Ovviamente il contesto Social. Se la risposta è stata semplice però, non così sarà per le complicazioni implicate dalla ricerca di Kross. La sempre più crescente accessibilità ai network sociali fornita dalla tecnologia ci espone, a questo punto, ad un nuovo pericolo, quello di soffrire l’esclusione con maggior frequenza. L’infinita rete di connessioni con la quale ci si confronta comporta, ovviamente, un maggior numero di possibilità di essere ritenuti socialmente non compatibili e, come conseguenza ultima, quella di avere ripercussioni fisiche dovute a meccaniche virtuali.

Internet e bambini

Un genitore che si trova a dover crescere almeno un pargolo si trova, inevitabilmente, a confrontarsi con una grande ed ineluttabile verità: il nascituro si troverà a convivere con la smodata espansione dell’utilizzo di Internet (specialmente di internet mobile se pensiamo al ruolo chiave rivestito dai cellulari all'interno della vita quotidiana) e sarà perciò esposto ad innumerevoli rischi e ad innumerevoli decisioni.

Se si mettono assieme i diversi pezzi del puzzle emerge, senz’ombra di dubbio, la necessità di tutelare i propri figli e di proteggerli dai pericoli del virtuale (è ormai tristemente nota la vicenda della "blue whale", macabro passatempo di origine russa che ha portato,qualche mese fa, a veri e propri suicidi e fenomeni di Autolesionismo). Qualora il buonsenso non fosse sufficiente, basti invece sapere che la sofferenza fisica derivante dal dolore sociale è, spesso e volentieri in tenerissima età, causa di disturbi psicosomatici.