Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che ogni anno colpisce migliaia di persone. Tale patologia è la più comune dopo il morbo di Alzheimer. Solitamente in un individuo la malattia si sviluppa alla soglia dei 60 anni e senza distinzioni di sesso. Purtroppo spesso la diagnosi viene fatta con troppo ritardo aumentando così la mortalità.

Se la diagnosi invece viene svolta in maniera precoce, ci sono buone possibilità di convivere con la malattia per diversi anni senza accusare grandi segni di peggioramento, ed è proprio sulla prevenzione che sono state svolte ricerche approfondite da parte di Lazzaro Di Biase.

Egli un giovane neurologo del Campus Biomedico, che ha inventato quattro dispositivi che serviranno a scovare in anticipo questa malattia.

Quali sono i sintomi della malattia?

Come detto in precedenza, il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa che progredisce in maniera lenta ma progressiva e mina i controlli dei movimenti e dell'equilibrio. I principali sintomi che si avvertono sono appunto il tremore degli arti anche a riposo, la progressiva lentezza nei movimenti e, nella fase più avanzata, la perdita dell'equilibrio con l'impossibilità di muoversi autonomamente. Altri sintomi meno evidenti possono essere l'assunzione di una posizione curva quando si sta in piedi, l'aumento della salivazione, problemi della deglutizione e altre decine di sintomi che possono essere associati anche ad altre malattie e che quindi spesso portano il medico a confondersi e a diagnosticare il morbo con estremo ritardo.

Come si svolge la diagnosi e i quattro dispositivi inventati

Attualmente la diagnosi del Parkinson si svolge con controlli da parte di un neurologo che effettua diversi test sul paziente. Le analisi vengono svolte facendo uso della risonanza magnetica, della SPECT DATSCAN della PET cerebrale e la scintigrafia del miocardio.

Inoltre il neurologo osserva tutta la storia clinica del paziente per escludere che i sintomi avvertiti possano essere collegati ad una malattia diversa ma simile. Come detto il problema del Parkinson sta appunto nei tempi della diagnosi che spesso porta a scoprire la malattia con estremo ritardo e già in uno stato avanzato, e quindi il giovane ricercatore ha inventato i prototipi di quattro dispositivi capaci di diagnosticare con largo anticipo questa malattia.

L'obiettivo è di monitorare l'evoluzione della patologia e aiutare a gestire il trattamento medico, sia orale che infusionale, in tempo reale e in base alle condizioni fisiche e cliniche del paziente. Grazie ai dispositivi non ci sarà alcun margine di errore nella diagnosi del Parkinson - spiega il neurologo - e grazie ad una veloce diagnosi si potranno tenere sotto controllo i sintomi iniziali della malattia, rallentandone così la progressione. I prototipi sono stati premiati con una finanziamento di 25 mila euro dalla research venture Zcube, e si spera che i dispositivi potranno essere ultimati e resi disponibili entro il 2020.

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