Oramai tutti sappiamo che nel nostro corpo, oltre a cellule umane, sono presenti in gran quantità batteri, e specialmente nell'intestino. Si sente parlare di frequente, addirittura nelle pubblicità, di flora batterica. Ma a che cosa serve effettivamente? Già da qualche anno gli scienziati sono al corrente dell'importanza del cosiddetto microbiota (insieme dei batteri presenti in un determinato "luogo") dell'intestino nel combattere malattie apparentemente non correlate come depressione ed obesità, per fare solo alcuni esempi.

Ma un aspetto che fino a non molto tempo fa era quasi sconosciuto era il suo ruolo nei confronti del tumore. Una serie di studi condotti da alcuni ricercatori in varie parti del mondo iniziati intorno al 2013 stanno cercando proprio di spiegare questo fenomeno.

Già in passato alcuni collegamenti tra batteri intestinali e tumore gastrico, ad esempio, erano stati individuati ('90) nei quali però la presenza di un determinato microbo infettivo era la causa della malattia, tanto in modo diretto quanto indiretto (ad esempio rendendo le cellule tumorali resistenti ai farmaci).

Quello che ancora non si conosceva era il possibile contributo che questi microorganismi avrebbero potuto dare nel trovare una cura. All'inizio sono stati utilizzati dei topi per verificare la possibile interferenza (tanto positiva quanto negativa) del microbiota nei confronti di farmaci chemioterapici. È stato osservato come gli animali sottoposti precedentemente a trattamento antibiotico, e quindi con un numero di batteri inferiore nell'organismo, fossero molto meno responsivi nei confronti della cura rispetto agli altri.

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Curiosità

Un altro test effettuato è stato trasferire microbi da pazienti umani sani in topi, i quali risultavano sviluppare una massa tumorale più piccola rispetto ai soggetti con il microbiota inalterato.

Bizzarro ma funziona

Potrebbe sembrare rivoltante per alcuni, per i più quanto meno bizzarro, ma tutte queste ricerche (o la maggior parte di esse) sono state svolte a partire da campioni di feci di pazienti malati.

Questo perché, com'è anche logicamente comprensibile, queste sono ricche di batteri in seguito al loro passaggio attraverso il tubo digerente. Ed è proprio per questo che, anche e soprattutto nell'uomo, il modo utilizzato per il trasferimento da paziente sano a soggetto con flora intestinale alterata avviene tramite il cosiddetto "trapianto fecale" nel tratto finale dell'intestino del ricevente.

Varie patologie (ad esempio infezioni intestinali) hanno già ottenuto ottimi risultati grazie ad un simile sistema, la cui unica criticità è il dover analizzare accuratamente il materiale organico da trasferire per evitare contaminazioni indesiderate da parte di altri patogeni presenti nel microbiota del donatore.

Una nuova speranza

Ancora siamo nel pieno della ricerca in questo campo, e studi clinici sono stati avviati o lo saranno in un futuro molto prossimo. Non si sa ancora fino a che punto sarà possibile spingersi con la tecnica del trapianto fecale, né quali problemi potranno sopraggiungere a causa del trasferimento di microbi tra organismi. E senza dubbio passerà ancora del tempo prima che le vere applicazioni terapeutiche possano essere applicate all'uomo, per quanto riguarda il trattamento dei tumori.

Quello che è certo è che si tratta di una concreta possibilità di arrivare a trovare una cura per diversi tipi di malattie oncologiche, che sono ad oggi una delle maggiori cause di morti sul nostro pianeta.

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